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Transformation

La Deutsche Grammophon incide il secondo cd della giovanissima e talentuosa pianista cinese Yuja Wang

Copertina cd Yuja WangCon il suo primo disco, “Sonate e Studi”, rivolto a brani di Chopin, Ligeti, Scriabin e Liszt, ha vinto il Premio Gramophone come miglior giovane artista del 2009 ed ha ottenuto anche la nomination al Premio Grammy nella sezione dedicata alla migliore esecuzione solistica senza orchestra.

Ora la giovanissima pianista cinese Yuja Wang, che attualmente si sta perfezionando negli USA, ritorna con una nuova incisione della Deutsche Grammophon dal titolo “Transformation”.

E, in effetti, i brani proposti nel disco sono tutti nati per un organico sinfonico o per altri strumenti e poi adattati al pianoforte, a volte dagli stessi autori, altre volte no.

Alla prima categoria appartengono, ad esempio, i Tre movimenti da “Petrouchka”, che Stravinskij scrisse nel 1921 attingendo ad alcune pagine del suo omonimo balletto.

Dedicati ad Arthur Rubinstein, si configurano fra le composizioni più difficili da eseguire nell’ambito dell’intera letteratura pianistica.

In questo caso, poi, la “trasformazione” risulta addirittura duplice perchè coinvolge non solo un brano che, da orchestrale diviene pianistico, ma anche il personaggio principale, una marionetta che acquista sembianze umane.

Diverso il discorso per le successive due Sonate di Scarlatti, in mi maggiore K. 380 e in fa minore/do maggiore K. 466, appartenenti al corpus di circa 550 sonate per clavicembalo e quindi concepite per un altro strumento.

Così come l’integrale delle Variazioni su un tema di Paganini, op. 35 di Brahms, che originano dal Capriccio n. 24 in la minore, posto a chiusura della virtuosistica raccolta di pezzi per violino dell’eclettico autore genovese.

Create nel periodo 1862-63, coincidente con il primo soggiorno viennese del musicista, sono divise in due libri, ognuno dei quali contiene 14 variazioni.

In questo caso la Wang ha scelto un ordine abbastanza diverso, soprattutto nell’ambito del secondo libro, seguendo quello utilizzato dal grande Benedetti Michelangeli.

Il cd si chiude con La Valse di Ravel, risalente al 1920, trascritta dall’autore parallelamente al suo omonimo “poema coreografico” orchestrale.

In esso il tipico ballo viennese ha perso la consueta immagine di spensieratezza, divenendo il simbolo di un mondo sgretolatosi all’indomani della fine della prima guerra mondiale.

Per quanto riguarda Yuja Wang, questo secondo disco mette ancora una volta in evidenza le sue qualità di elevatissima interprete, che non si limita a sfoggiare una tecnica eccezionale, ma riesce ad entrare nelle pieghe delle diverse partiture, dimostrando già una notevole maturità esecutiva.

Terminiamo ricordando che, tutte queste peculiarità, potranno essere apprezzate in Italia, il prossimo dicembre, dal pubblico salernitano, in quanto la pianista sarà ospite della stagione concertistica del Teatro Verdi.