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Bruch e Mendelssohn: Quintetti per archi

Dalla Neos Classics un’altra superba prova del Quartetto Henschel, accompagnato da Kazuki Sawa e Roland Grassl

Copertina cd Neos Quartetto HenschelIl Quartetto Henschel, formato da Christoph e Markus Henschel (violini), Monika Henschel (viola) e Mathias Beyer-Karlshøj (violoncello), rappresenta uno degli ensemble più prestigiosi sulla scena internazionale e, non caso, ha avuto lo scorso marzo l’onore di tenere un concerto in Vaticano, legato ai festeggiamenti per l’onomastico di Papa Benedetto XVI.

Numerose sono le incisioni del quartetto tedesco e, fra le più recenti, vi segnaliamo un cd della Neos Classics (reso possibile anche grazie al supporto economico della Fondazione spagnola BBVA), che comprende i due Quintetti per archi di Mendelssohn ed il Quintetto in mi bemolle maggiore di Bruch.

Per quanto riguarda i primi, il Quintetto n. 1 in la maggiore, op. 18, che risale al 1826, pur scritto successivamente al più noto Ottetto per archi, op. 20, presenta un numero d’opera inferiore in quanto, così come si può riscontrare anche nella catalogazione delle Sinfonie, i lavori di Mendelssohn furono numerati considerando l’anno di pubblicazione e non quello di produzione.

Va ancora ricordato che tale brano fu rivisto dall’autore nel 1832, che sostituì il minuetto del secondo movimento con un Intermezzo, dedicandolo alla memoria del violinista Eduard Rietz, suo grande amico morto proprio quell’anno.

Dal canto suo, il Quintetto n. 2 in si bemolle maggiore, op. 87, composto nel 1845, pur appartenendo ad un Mendelssohn ormai maturo, può essere considerato un ponte ideale con il lavoro scritto circa venti anni prima, poiché mantiene quasi inalterate le doti di slancio e freschezza che caratterizzavano il pezzo giovanile.

Un discorso a sé merita il tedesco Max Bruch (1838-1920), noto quasi esclusivamente per il Concerto n. 1 in sol minore, op. 26 per violino ed orchestra, che ha finito per offuscare tutto il resto della sua produzione, consistente, fra l’altro, in tre sinfonie, altri due concerti per violino, musica da camera, opere e numerosi lieder.

Una vera e propria maledizione, che negli ultimi anni sembra sia giunta al termine (nel senso che non viene ricordato nemmeno più per quel concerto), e quindi veder inciso un suo quintetto già di per sé va annoverato come un evento.

Inoltre aggiungiamo che il brano è in prima registrazione mondiale, in quanto la partitura originale del 1918 è andata distrutta durante la seconda guerra mondiale, per cui il pezzo era ritenuto irrimediabilmente perso.

Invece, una copia dello spartito, in precedenza proprietà della nuora di Bruch e poi passato in mano a privati, è riemersa in anni recentissimi, durante una vendita all’asta di Sotheby’s, ed in seguito è stata pubblicata dalla G. Henle Verlag di Monaco, divenendo di patrimonio comune.

Dal punto di vista musicale è possibile osservare come Bruch, nel suo quintetto, passi in rassegna i capisaldi della musica da camera del secolo ormai alle spalle, mostrando di preferire il modello mendelssohniano rispetto a quello brahmsiano.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che Bruch scrisse questo pezzo intorno agli ottanta anni, per cui traspare anche una forte nostalgia per il tempo andato, che raggiunge l’apice nel movimento finale, costruito sul motivo che chiudeva la sua Sinfonia n. 3, pubblicata nel 1887.

Uno sguardo agli interpreti, partendo dal Quartetto Henschel, ensemble molto affiatato e di altissimo livello, dotato di un suono morbido e raffinato, che si conferma interprete privilegiato della musica da camera di Mendelssohn, facendo affiorare, nei minimi particolari, una scrittura che presenta molte affinità con le opere di maggior respiro dell’autore tedesco.

Relativamente a Bruch, il quartetto riesce nell’intento di far emergere il suo stile essenzialmente romantico, portando nel contempo alla ribalta, in prima esecuzione assoluta, un brano di notevole interesse.

Ottima risulta anche la prova dei due solisti, il giapponese Kazuki Sawa ed il tedesco Roland Grassl, impegnati alla viola, rispettivamente nei brani di Bruch e Mendelssohn, che si sono ben amalgamati con un quartetto così compatto come l’Henschel, fornendo il loro apporto di grandi esecutori.

In conclusione un cd di estremo valore, grazie al quale possiamo avere una precisa idea del contributo di due autori tedeschi, il primo, Mendelssohn, ancora oggi molto noto, il secondo, Bruch, quasi completamente dimenticato, ad una forma cameristica meno usuale, quale quella del quintetto d’archi.