I CamPet Singers verso nuovi orizzonti

L’ensemble vocale napoletano grande protagonista a “Un’Estate al Madre”, fra repertorio consolidato e canzoni teatralizzate

Foto CamPet SingersNon è la prima volta che recensiamo i Campet Singers ma, per chi non avesse mai sentito parlare di questo formidabile gruppo vocale, che si esibisce rigorosamente “a cappella” (cioè senza accompagnamento musicale), ricordiamo innanzitutto che è stato fondato nel 1991 da Andrea Campese e Sergio Petrarca.

Ancora va aggiunto che i punti di riferimento di partenza dell’ensemble sono stati i Swingle Singers, nati in Francia nel 1962, il cui motto era “If it’s music, we’ll sing it” (“Se è musica la canteremo”), e il nostro Quartetto Cetra.

Infine ricordiamo che attualmente i CamPet sono diretti da Carlo Forni, da poco subentrato al brasiliano Eduardo Bochicchio, ritornato in patria per motivi matrimoniali.

Dopo aver inquadrato la compagine, veniamo al resoconto della recentissima esibizione dei CamPet, che ha avuto luogo nell’ambito della rassegna “Un’Estate al Madre”, la cui sezione musicale è curata da “Progetto Sonora”.

Il titolo della serata “Vocali & Consonati” si riferiva all’omonimo cd inciso diversi anni fa, oggi introvabile, come ha tenuto a sottolineare Andrea Campese, nella veste di conduttore, aggiungendo, con sottile ironia, che il disco era difficilissimo da trovare anche subito dopo la sua uscita.

Inizio caratterizzato dal repertorio classico, apertosi con Le chant des oiseaux di Clément Janequin, dove già i CamPet Singers hanno fornito un primo saggio della loro bravura.
Il concerto è proseguito con Say love di John Dowland, una versione del Largo, dall’Inverno delle “Quattro Stagioni” di Vivaldi con tanto di ombrelli aperti, foulards e sciarpe indossati dai cantanti, e l’Ouverture da “Il flauto magico” di Mozart.

La pagina di musica colta si è chiusa con “Ich liebe dich”, una rara canzone d’amore scritta nel 1795 da Beethoven.

E’ toccato a “Noi duri” di Fred Buscaglione, con una nuova messa in scena (panama, occhiali scuri per tutti e il maestro Forni nel ruolo del protagonista), inaugurare la parte dedicata alla musica leggera, che si è sviluppata attraverso brani di Mogol, Billy Joel, Mertens, Bacharach, Eno e Petula Clark.

Gran finale nel nome del Quartetto Cetra, al quale i CamPet hanno rivolto ultimamente la loro attenzione, con un concerto che ha ricevuto ampi consensi di critica e pubblica.

Dalla sterminata produzione dei Cetra abbiamo ascoltato “Crapa Pelada”, “In un palco della Scala”, “Un bacio a mezzanotte” e “Però mi vuole bene”, durante i quali il gruppo ha dato vita a divertenti siparietti.

Successo meritatissimo, decretato dal pubblico numeroso, ad onta di un caldo veramente insopportabile, e due bis, il primo, in tema con l’intera rassegna, dedicato a “Un’estate al mare”, motivo di successo della compianta Giuni Russo, con tanto di ombrelloni, canotti, braccioli, improvvisamente materializzatisi sulla scena (e c’è stato anche uno del gruppo che si è presentato in calzoncini corti), il secondo rivolto a “Nella vecchia fattoria”, idealmente collegato agli animali del brano di apertura.

Non possiamo chiudere prima di aver nominato tutti i CamPet, formati, per la componente femminile, da Ester Castaldo, Luisa Daniele, Alessandra Lanzetta, Rosalia La Volpe, Francesca Veglione e Francesca Zurzolo, mentre quella maschile era costituita da Andrea Campese, Guido Ferretti, Carlo Forni, Felice Mondo, Sergio Petrarca, con Mark Weir assente giustificato.

Tutti hanno evidenziato, come di consueto, grande bravura ed estrema raffinatezza, abbinate ad una notevole versatilità non solo musicale (alcuni sono autori degli arrangiamenti), ma anche scenica, con spiritose “teatralizzazioni” di alcuni pezzi, sulla scia di quanto già si era potuto apprezzare nell’omaggio al Quartetto Cetra.

Una strada, quest’ultima, già intrapresa da gruppi strumentali formati da ottimi solisti, quali il Quintetto Bislacco o il Gomelan Brass Quintet, sulla quale si muoveranno in futuro, ne siamo certi, anche i CamPet Singers, in quanto si è compreso che, così facendo, da un lato si mantiene costante l’attenzione degli spettatori mentre, dall’altro, è possibile creare qualcosa di nuovo e divertente, in grado di valorizzare ulteriormente l’esibizione nel suo complesso.

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