Arno Bornkamp, sassofonista, concertista e docente presso il Conservatorio di Amsterdam (Olanda), è stato a Salerno all’inizio dell’estate ospite al Conservatorio di musica «Giuseppe Martucci», nell’ambito del progetto Lifelong Learning - Programma Erasmus.
Dopo il contrabbassista tedesco Bründl e il pianista russo Zenziper ospitati in primavera, è stata la volta del musicista olandese, che ha tenuto un corso di perfezionamento per i giovani studenti di sax del «Martucci» e si è esibito in concerto presso il Casino sociale accompagnato al pianoforte da Giulio De Luca.
Bornkamp, definito da Thom Jurek della All Music il «mago del sassofono», si esibisce infatti spesso in formazioni cameristiche, sia nel consolidato duo sax e pianoforte con il pianista Ivo Janssen, sia con l’acclamato quartetto di sassofoni «Aurelia Saxophone Quartet», attivo da oltre venticinque anni.
La carriera musicale lo ha portato ad esibirsi in Olanda, in Francia, in Germania, in Spagna, in Italia, negli Stati Uniti, in Sudamerica, in Giappone e in Indonesia.
Bornkamp ha al suo attivo una notevole produzione discografica ed intrattiene un proficuo rapporto lavorativo con il compositore Jacob Ter Veldhuis, che ha composto alcune opere appositamente per lui.
Maestro, come si è trovato a Salerno e con i giovani musicisti con cui ha lavorato?
A Salerno ho trascorso un periodo fantastico, qui il tempo è bellissimo e il cibo è ottimo. Inoltre ho lavorato con molti bravi sassofonisti. Ciò che mi ha colpito di più è stata la voglia di imparare da un estraneo: ho trovato gli studenti estremamente desiderosi di imparare e questo è molto bello per un insegnante, si avverte l’ambizione negli animi degli studenti. Sono molto felice di questa esperienza, spero di ritornare qui in futuro.
Il sassofono è uno strumento recente - è stato inventato solo nel 1841 da Adolphe Sax - e nonostante le numerose trascrizioni è forse penalizzato dalla limitata letteratura, soprattutto per quanto riguarda il periodo classico. Ritiene ciò un problema?
Certamente non abbiamo musiche per sassofono di Bach, Mozart o Schubert, ma esiste comunque un repertorio ampio e di qualità formatosi nella seconda metà del diciannovesimo secolo e nel novecento.
Debussy è un autore che ha composto diverse musiche per sax. Inoltre bisogna sottolineare che l’assenza del repertorio classico è compensata dalla presenza di un vastissimo repertorio di musica moderna e contemporanea.
Ovviamente non disponiamo di autori celeberrimi come Beethoven, ma c’è la possibilità di fare buone trascrizioni e di scoprire musiche spettacolari: ci sono ad esempio alcuni fantastici pezzi di Bach che si possono trascrivere per sax.
Noi sassofonisti dobbiamo riuscire a rendere la nostra debolezza una forza.
Lei spazia dal repertorio classico a quello moderno fino agli autori contemporanei, ha una vasta conoscenza della storia della musica. Quali sono i compositori che preferisce maggiormente?
Ci sono due brani che considero i gioielli del mio repertorio: «Legende» di Florent Schmitt, un pezzo in stile impressionista originariamente per sassofono e orchestra, poi splendidamente trascritto per sassofono e pianoforte, e la «Sonata» di Edison Denisov, a mio avviso una delle più straordinarie composizioni mai scritte.
Gran parte della letteratura per sassofono è per sax e pianoforte. Quanto è importante l’accompagnamento pianistico, sia per facilitare la ricezione da parte del pubblico di uno strumento così particolare, sia per il fatto che il pianoforte contribuisce a rendere più completa e piacevole l’esecuzione?
Se un pianista deve suonare con altri strumenti (ad esempio violino o violoncello) deve stare molto attento a non coprire il loro suono perché il pianoforte è uno strumento molto potente; ma quando suona con un sassofonista non c’è nessun problema, poiché tra il sax e il pianoforte c’è un bilanciamento molto buono.
Devo ammettere che è molto difficile per i sassofonisti trovare un buon pianista accompagnatore perché il nostro repertorio è difficilissimo e richiede un gran virtuosismo da parte del pianista.
Tra i giovani che si avvicinano alla musica e in particolare a questo strumento sono pochissimi quelli che riescono ad affermarsi. Lei che ha raggiunto un livello eccezionale, cosa consiglia ai giovani musicisti?
Molti giovani studiano nei conservatori con l’unico scopo di trovare lavoro, ma ciò è sbagliato, perché la musica deve essere innanzitutto una passione.
La musica è la sopravvivenza del più forte.
Bisogna avere la pazienza di sedersi in panchina e aspettare il proprio momento, e nel frattempo lavorare duramente ogni giorno.
E’ un lavoro molto faticoso, sia in senso fisico che in senso psicologico; solo con grandi sacrifici si possono fare progressi. E’ anche una questione di comunicazione: vedo tanti giovani musicisti impegnati a studiare chiusi nella propria stanza, ma la musica non è questo. Il mondo della musica è comunicazione, partecipazione, bisogna confrontarsi, condividere idee ed esperienze, incontrare persone, sfidare il pubblico.
Progetti per il futuro?
Mi piacerebbe celebrare il bicentenario di Adolphe Sax nel 2014, sto pensando di realizzare un documentario televisivo sulla vita e il lavoro di Sax, magari collegato con la mia collezione di sassofoni che comprende sette strumenti costruiti da Adolphe Sax e tre costruiti dal figlio. Ma ancora non ho deciso nulla di preciso in proposito.

Marco del Vaglio








