I Concerti di Autunno si aprono con Kubrick e Schubert

Il regista Gianluca Iodice ed il trio formato da David Romano, Diego Romano e Francesco Buccarella inaugurano la rassegna della Comunità Evangelica Luterana

Foto Kubrick e SchubertOriginale apertura della XV edizione dei “Concerti di Autunno”, rassegna organizzata dalla Comunità Evangelica Luterana, sotto la direzione artistica di Luciana Renzetti.

Argomento della serata era, infatti, la musica scelta da Stanley Kubrick per i suoi film, con particolare attenzione al Trio per pianoforte, violino e violoncello in mi bemolle maggiore n. 2, op. 100 di Schubert, il cui secondo movimento fu utilizzato dal grande regista per accompagnare alcune scene di Barry Lindon.

Dopo una breve sequenza della suddetta pellicola, sottolineata dal brano schubertiano, il regista Gianluca Iodice (vincitore del Premio Sacher 2001 con il cortometraggio “La signorina Holibet”) ha portato avanti una lunga ed interessante digressione sul rapporto fra Kubrick e la musica, ricordando che, almeno nei primi film, il cineasta si era avvalso della collaborazione di compositori amici oppure di celebri autori del momento.

Ma il suo maniacale perfezionismo, aveva finito per convincerlo a occuparsi anche di questo lato per cui, a partire da “2001: Odissea nello spazio”, era ricorso alla musica classica, servendosi soprattutto di motivi, che dovevano essere legati al periodo di ambientazione del film e funzionali alle scene girate.

Così, facendo proprio l’esempio dell’epopea settecentesca legata alla storia di Barry Lindon, Iodice ha sottolineato come siano stati adoperati brani di Bach, Paisiello, Vivaldi, Haendel e Mozart.

Seguendo tale ragionamento, la presenza di Schubert sarebbe quindi fuori posto ma, come Iodice ha tenuto a precisare, in Kubrick errori simili sono fortemente voluti e hanno un significato ben preciso, pur se talora compreso soltanto dagli studiosi dell’opera del regista statunitense (e a volte neanche da loro).

Dal piano teorico a quello pratico, con il pianista Francesco Buccarella ed i fratelli David e Diego Romano, di nascita e studi napoletani, rispettivamente violino e violoncello in forza all’Orchestra Sinfonica dell’Accademia di S. Cecilia, impegnati nell’esecuzione dello splendido brano cameristico.

Un pezzo, quest’ultimo, appartenente alla produzione conclusiva del compositore austriaco, completato nel gennaio del 1828, quando l’autore era già minato dalla malattia, che lo avrebbe portato alla morte nel novembre dello stesso anno.

Scritto su richiesta di Josef von Spaun, prossimo alle nozze, e proposto in anteprima dallo stesso Schubert in una esibizione privata, allestita in onore dell’amico fraterno prima del matrimonio, il trio presenta alcuni temi di intenso lirismo.

In particolare, quello scelto da Kubrick, tratto dall’andante con moto del secondo movimento, che viene riproposto nel quarto ed ultimo tempo, origina da una melodia popolare svedese, ed è forse il motivo che maggiormente contribuisce, con la sua nostalgia, ad evidenziare lo stato d’animo del musicista,

Confrontandosi con questo assoluto capolavoro della musica da camera, il trio formato da Francesco Buccarella, David Romano e Diego Romano ha dato vita ad una grande interpretazione, contraddistinta da un perfetto affiatamento e da toni volti ad approfondire le pieghe più intime della partitura, cercando di evitare la strada facile e sicuramente di maggiore presa popolare, relativa all’esclusiva esaltazione del lato romantico.

Un’esecuzione di grande intensità, che forse avrebbe meritato un prologo meno lungo, tenendo presente che, oltrepassata una certa soglia di tempo, la concentrazione del pubblico si affievolisce irrimediabilmente fino ad annullarsi.

E, a proposito degli spettatori, che gremivano all’inverosimile la Chiesa Evangelica Luterana, va segnalata, in aggiunta ai soliti volti (e alle altrettanto consuete suonerie dei cellulari), la presenza di numerose facce nuove, ottimo auspicio per una stagione che proseguirà mercoledì 13 ottobre con il recital del soprano Teresa Iodice, accompagnato dalla pianista Simonetta Tancredi, in una serata rivolta alla musica spagnola tra Ottocento e Novecento.

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