Nell’incantevole scenario del Lago Fusaro, nei pressi della Casina Vanvitelliana, si è tenuto il recente appuntamento della rassegna Maggio dei Monumenti-Maggio della Musica, che ha ospitato gli Archi dell’Orchestra Filarmonica di Torino, diretti da Sergio Lamberto e la violinista Mihaela Martin.
Preceduto da alcune brevi ed interessanti note introduttive, curate dal noto critico musicale Massimo Lo Iacono, il concerto si è aperto nel segno di Grieg con Due melodie, op. 53 (1891), Last Spring, dalle Melodie Elegiache, op. 34 (1880) e Danza delle mucche e danza dei contadini, dai Canti Nordici, op. 63 n. 2.
Si tratta di brani scritti per orchestra d’archi, che attingevano alla tradizione popolare norvegese, già utilizzati in precedenza dall’autore nell’ambito di raccolte per voce e pianoforte o per pianoforte solo.
Con il successivo Concerto in mi maggiore per violino, archi e basso continuo BWV 1042, uno dei due soli concerti per violino giunti fino a noi, siamo entrati nella produzione bachiana.
La composizione si colloca fra il 1717 ed il 1723, quando Bach era attivo alla corte del principe calvinista Leopoldo di Köthen e, poiché il Calvinismo vietava l’esecuzione di musica sacra troppo elaborata durante le funzioni liturgiche, il grande compositore in quel periodo ripiegò sui lavori di carattere strumentale.
In questo, come nell’altro concerto per violino, lo strumento solista non ha un ruolo di spicco, legato al virtuosismo improvvisativo dell’esecutore (peculiarità che inizierà con Mozart), ma partecipa all’architettura del pezzo insieme al resto dell’organico.
Il tutto è avvolto in un’atmosfera, che ricorda spesso da vicino quella vivaldiana, in quanto non va dimenticato come Bach apprezzasse e fosse influenzato dal compositore veneziano.
Dopo un breve intervallo, è stata la volta della Suite per orchestra d’archi (1877) di Leóš Janáček, lavoro giovanile, in parte legato a temi di carattere popolare, che presenta allo stato embrionale alcune delle caratteristiche sviluppate in seguito, quando lo stile dell’autore moravo si inquadrerà a pieno titolo nella musicalità innovativa di inizio Novecento.
Uno sguardo ora sugli interpreti, partendo dalla violinista Mihaela Martin, che ha disegnato un Bach di buon livello e ha mostrato anche un grande affiatamento con l’ensemble di archi, ma non ha voluto eseguire alcun bis per cui, data la brevità della sua esibizione, la riteniamo una grossa mancanza nei confronti del pubblico.
Molto bravi gli Archi dell’Orchestra Filarmonica di Torino, formati da un gruppo di giovani talenti, guidati dall’esperto violinista Sergio Lamberto, che hanno saputo fornire le appropriate suggestioni ai vari brani e non hanno lesinato i bis, ben tre, culminati con il Canto di Ottobre, che rappresenta l’unico pezzo di Piazzolla per orchestra d’archi.
Prossimo appuntamento della rassegna, domenica 10 ottobre, con il pianista Sandro De Palma che, nella veranda neoclassica di Villa Pignatelli, si confronterà con un vasto repertorio.

Marco del Vaglio








