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Barber: Concerto per pianoforte; Tre Essays per orchestra

La Stradivarius propone alcuni brani molto significativi dell’autore statunitense affidandoli all'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta da Daniel Kawka, e al pianista Giampaolo Nuti

Copertina cd Barber Se Oliver Stone non avesse utilizzato il suo Adagio per archi nella colonna sonora del film “Platoon”, probabilmente il nome di Samuel Barber (1910-1981) sarebbe rimasto chissà per quanto tempo ancora sconosciuto al pubblico del vecchio continente.

Eppure l’autore statunitense, insieme a Copland, e ancor più di Bernstein, è stato fra i fautori di una musica americana aperta alle istanze europee.
Inoltre, nel suo stile, seppure moderno, non ha mai abbandonato la tonalità e questo, soprattutto negli ultimi anni di attività, ha contribuito non poco ad una chiusura piuttosto in sordina della sua carriera, in precedenza costellata di soddisfazioni e riconoscimenti.

La Stradivarius ha recentemente dedicato alla musica di Barber un cd che comprende il Concerto per pianoforte ed orchestra, op. 38 e i Tre Essays per orchestra, contrassegnati rispettivamente dai numeri d’opera 12, 17 e 47.

Il Concerto per pianoforte ed orchestra risale al 1962 ed ebbe la prima al Lincoln Center di New York, eseguito dalla Boston Symphony Orchestra, diretta da Erich Leinsdorf, con Robert Browning solista.
Diviso nei canonici tre movimenti, con un tempo centrale di grande romanticismo ed una chiusura di stampo bartokiano, il brano conobbe immediatamente un grande successo, vincendo l’anno seguente il Premio Pulitzer nella sezione dedicata alla composizione.

Riguardo agli altri tre brani, First Essay, op. 12 (1937) esordì sotto la bacchetta di Toscanini, insieme al già citato Adagio per archi, con il quale mostra una certa affinità.

Dal canto suo Second Essay, op. 17, scritto nel 1942, precede di poco l’arruolamento nelle forze armate americane, dove l’autore svolse mansioni di ufficio abbinate alla creazione di marce militari.

Infine Third Essay, op. 47 è datato 1978 e possiede una vena malinconica quanto mai indicativa dello stato d’animo dell’autore,

Nel complesso emerge molto chiaro il percorso stilistico di Barber, rimasto costantemente fedele, lungo il corso degli anni, ad una ricerca di modernità che non andasse a discapito della buona musica.

Una coerenza che, a partire dalla seconda metà degli anni ’60, come viene lucidamente descritto nel libretto di accompagnamento, fu la causa principale del declino inarrestabile della sua fama.

Uno sguardo agli esecutori, per segnalare innanzitutto l’eccellente prova dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, che svolge la sua attività a Torino e risulta l’unica sopravvissuta ai tagli che, dal 1993, hanno provocato la progressiva eliminazione delle altre compagini legate alla televisione di Stato, attive a Napoli, Roma e Milano, in nome di una falsa austerità di cui ha fatto le spese solo la Cultura.

L’orchestra, ben diretta da Daniel Kawka, evidenzia un ottimo affiatamento con il solista e, anche negli Essays, si conferma compagine di tutto rispetto.

Di spessore altrettanto elevato risulta l’interpretazione del pianista Giampaolo Nuti, artista particolarmente versato nei confronti del repertorio del Novecento, dotato di un suono nitido e brillante.

In conclusione un disco che riesce, grazie ad una scelta oculata dei brani, a mettere pienamente in luce uno dei più interessanti compositori statunitensi del Novecento.