Questo sito contribuisce alla audience di

Beethoven: Quartetti per archi n. 1 e n. 12

Dalla Virgin Classics una straordinaria interpretazione del Quartetto Artemis

Copertina cd Virgin Quartetto ArtemisLudwig van Beethoven (1770-1827) scrisse, fra la fine del Settecento ed il 1826 sedici quartetti per archi (diciassette, se aggiungiamo la cosiddetta “Grande Fuga”, op. 133, inizialmente pensata come ultimo movimento per il Quartetto n. 13, che divenne poi un pezzo a sé stante).

All’epoca il genere era considerato il massimo al quale un compositore famoso potesse aspirare, e questo spiega il motivo per cui il musicista vi approdò relativamente tardi, timoroso di fallire in un ambito che aveva ricevuto l’apporto decisivo di Haydn e Mozart.

In effetti, se i primi sei quartetti, racchiusi nell’op. 18 e pubblicati nel 1801, avevano come modello i brani dei suoi due predecessori, con il trascorrere degli anni Beethoven si allontanò progressivamente dalla struttura classica, fino ad arrivare agli ultimi cinque quartetti, composti fra il 1822 ed il 1826, talmente avanti come concezione, che ancora oggi sono estremamente complessi sia per chi li esegue, sia per chi li ascolta.

Un esempio della differenza fra la produzione iniziale e quella conclusiva è contenuto in un recente cd della Virgin Classics, che comprende il Quartetto n. 1 in fa maggiore, op. 18 n. 1 ed il Quartetto n. 12, in mi bemolle maggiore, op. 127.
Il primo appartiene al già citato gruppo di sei, con dedica al principe Lobkowitz, uno dei principali finanziatori di Beethoven.

Dal canto suo, il Quartetto n. 12, completato nel 1825, apre invece l’ultima e più enigmatica stagione dell’autore tedesco.

Dedicato al principe russo Nikolai Galitzine, violoncellista dilettante, era stato inizialmente diviso in ben sei movimenti, raggruppati poi nei consueti quattro, ma è l’unica caratteristica che l’accomuna ad un normale quartetto, in quanto per il resto Beethoven si muove abbastanza lontano dai canoni abituali.

Ritornando all’incisione, essa si inquadra nel ciclo integrale dei quartetti di Beethoven, affidata al Quartetto Artemis, nato nel 1989 a Lubecca come formazione studentesca, con il sostegno del violinista Walter Levin e di formazioni del calibro dei Quartetti Emerson, Juilliard e Alban Berg.

L’organico attuale del gruppo risale al 2007 quando, alla violinista Natalia Prischepenko ed al violoncellista Eckart Runge, membri del quartetto originario, si sono aggiunti il secondo violino Gregor Sigl e il violista Friedemann Weigle.

Fin dalle prime battute emergono le elevate qualità di questo ensemble, fra i migliori attualmente in circolazione, che possono essere sintetizzate in un perfetto affiatamento fra i componenti (molto bravi anche come solisti), e in una straordinaria versatilità.

Più di questo non si può offrire agli amanti della musica cameristica, per cui consigliamo vivamente il cd della Virgin Classics, che fornisce un’idea molto precisa dello sviluppo della concezione beethoveniana del quartetto d’archi.