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Concertante

Dalla Campanella Musica tre brani cameristici del Novecento tratti dal repertorio di Martin, Lutoslawski e Ibert

Copertina cd ConcertanteSi può dire che la musica da camera nel Novecento abbia scompaginato tutti gli schemi esistenti in precedenza.

Infatti, la costante ricerca di sonorità innovative, ha finito per tradursi in accostamenti arditi, che hanno dato vita a sonorità particolarmente originali.

Un significativo esempio ci giunge dal cd della casa tedesca Campanella Musica, etichetta affiliata alla Solo Musica (distribuita in Italia da Ducale), fondata dal prestigioso oboista Hansjörg Schellenberger, che propone tre brani di altrettanti autori attivi nel XX secolo.

In apertura troviamo le Tre danze per oboe, arpa, quintetto d’archi e orchestra d’archi dello svizzero Frank Martin (1890 1974).

Composizione risalente al 1970, già dal titolo fornisce un’idea della varietà degli abbinamenti sui quali si basa, anche se non vi è un vero e proprio dialogo fra strumenti solisti ed archi, in quanto questi ultimi fungono principalmente da supporto per aumentare la massa sonora.

Con il successivo Doppio concerto per oboe, arpa e orchestra da camera entriamo nell’universo del polacco Witold Lutoslawski (1913-1994) che, pur essendo uno dei maggiori protagonisti della musica del Novecento, da noi risulta quasi ignorato.

Il brano, scritto nel 1980, venne collocato dall’autore nell’ambito del “contrappunto aleatorio”, tentativo di mediare le istanze antiche, rappresentate dalla forma contrappuntistica, con quelle contemporanee, dove il termine “aleatorio” faceva riferimento ad una corrente nata negli anni cinquanta, che affidava all’interprete una partitura di riferimento, attraverso la quale era abbastanza libero di muoversi, seguendo sensibilità ed abilità personali.

In altre parole, l’esecutore non si limitava ad una mera lettura dello spartito, ma partecipava in modo determinante anche ad una ri-creazione del lavoro musicale.

La volontà di riproporre forme del passato, adattandole al presente, caratterizza anche diversi autori francesi del Novecento.

Fra essi va annoverato il parigino Jacques Ibert (1890-1962), la cui Sinfonia concertante per oboe e orchestra d’archi (1951), introduce sonorità moderne, innestandole su forme tipiche barocche quali quella del “Concerto grosso” e della “Sinfonia concertante” alla quale fa riferimento il titolo.

Riguardo agli interpreti, alle prese con pezzi piuttosto complessi, sia l’arpista Margit-Anna Süss, sia l’oboista Hansjörg Schellenberger, risultano all’altezza della loro fama

Ottimo anche l’apporto dell’Orchestra da camera Franz Liszt di Budapest, diretta da Zoltán Peskó, ensemble dotato di grande compattezza, che dimostra anche un perfetto affiatamento con i due solisti.

Chiudiamo con una curiosità riguardante i brani presenti nel disco, che furono tutti commissionati, e proposti al pubblico in prima esecuzione, dallo svizzero Paul Sacher (1906-1999), figura che univa l’attività di direttore d’orchestra a quella di mecenate.