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La liuteria ad arco a Napoli

La casa editrice Leo S. Olschki di Firenze pubblica i preziosi appunti di Ernesto De Angelis, raccolti e ordinati dal maestro Francesco Nocerino

Coperina libro liuteria NapoliQuando sentiamo parlare di violini, viole e violoncelli di pregio, pensiamo immediatamente agli Stradivari e, in seconda battuta, ai Guarneri (dalla cui bottega uscì il celeberrimo “Cannone” di Paganini) e agli Amati.

Ci riferiamo, quindi, a liutai che vissero tutti a Cremona, in un arco di tempo compreso fra la fine del Cinquecento e la prima metà del Settecento, diffondendo nell’Europa intera la tradizione italiana.
Eppure, sebbene molto meno nota, anche Napoli ha avuto la sua scuola, con una serie di ottimi artigiani, la cui attività viene ora portata alla luce nel volume “La liuteria ad arco a Napoli” (dal XVII secolo ai nostri giorni), edito da Leo S. Olschki di Firenze.

Curato dal maestro Francesco Nocerino, che ha riordinato appunti ed immagini raccolte da Ernesto De Angelis (1943-2001), medico chirurgo e prestigioso liutaio amatore, il libro risulta diviso sostanzialmente in tre parti.

La prima presenta notizie di natura storica, aneddotica ed organologica.
In essa si parla, ad esempio, di Alessandro Gagliano che, dopo essere stato a bottega da Antonio Stradivari, iniziò nel 1698 la sua attività nella città partenopea, per cui è considerato il padre della liuteria locale.

Ma la tradizione sembra sia antecedente, visto che la corporazione dei musicisti esisteva già nel Cinquecento, quella dei cordai è databile intorno al 1653, e vi sono notizie di strumenti napoletani del Seicento costruiti da artigiani tedeschi provenienti da Füssen e da Mittenwald.

Curiosità riguardano, ad esempio, il legno utilizzato per gli strumenti, spesso ricavato, per motivi economici, dalle cassette del pesce e della frutta (il che non inficiava, comunque, il prodotto finale).

Molto avvincente anche la storia relativa alla contraffazione, alla sovrapposizione e al cambio di etichette all’interno dei violini, vicenda legata sempre ai periodi di elevata richiesta da parte del mercato.

Sempre in questo vasto capitolo, si inserisce la descrizione delle misure delle differenti parti che compongono un violino di fabbricazione napoletana, abbinate a confronti con quelle dei “classici” cremonesi.

Al centro del volume troviamo le particolareggiate fotografie, scattate da De Angelis, di ben 38 strumenti realizzati da liutai napoletani, tutti appartenenti a collezioni private (anche se non vi è alcun cenno sui proprietari), che sono descritti nella conclusiva parte iconografica.

Nella seconda parte viene dato spazio, invece, ai liutai avvicendatisi sulla scena partenopea, suddivisi a seconda della loro appartenenza a famiglie dalla lunga tradizione, quali Gagliano, Ventapane, Fabricatore, Filano, Vinaccia e Calace o a figure isolate come Vincenzo Postiglione (1831-1916), considerato il capostipite della moderna liuteria ad arco.

Vanno infine segnalate una interessante bibliografia integrativa, curata da Nocerino, e una intensa testimonianza di Laura De Angelis sulla figura paterna, che completano un libro preziosissimo ed unico nel suo genere.

Chiudiamo lasciando la parola a Francesco Nocerino, che ci ha raccontato le sue perplessità iniziali circa la pubblicazione di questi appunti, ai quali aveva avuto libero accesso per esplicita richiesta dei familiari di De Angelis.

“In un primo momento”, racconta il maestro, “ero abbastanza titubante, perché mi sembrava quasi di appropriarmi della fatica altrui, ma le forti insistenze dei congiunti del defunto e la preziosità del materiale raccolto, a partire dalle accurate immagini fotografiche degli strumenti, mi hanno convinto che sarebbe stato un vero peccato non rendere tutto di pubblico dominio”.

E noi, dopo aver letto questo volume, praticamente unico nel suo genere, non possiamo che dargli ragione.