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Olga Laudonia fra solennità e brio

Ottimo recital dell’organista sorrentina nell’ambito dei “Vespri d’organo”

Foto Olga LaudoniaOlga Laudonia è stata ospite del recente appuntamento con la IV edizione della rassegna “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli - Vespri d’organo”, svoltosi nella chiesa dell’Immacolata al Vomero.

L’organista sorrentina si è confrontata con un programma molto vario ed interessante, suddividendo il concerto in due parti completamente diverse fra loro.

La prima, dedicata a pezzi sacri, si è aperta con la Paraphrase sur un choeur de Judas Macchabée de Händel in sol maggiore di Alexandre Guilmant (1837-1911), dove l’autore francese, prendendo spunto dal celeberrimo motivo (meglio conosciuto come Cantate Domino), diede vita ad una serie di variazioni di grande efficacia.

E’ stata poi la volta di Chant du soir, op. 92 n.1 e Ave Maria, op. 104 n. 2 , brani intensi, tipici dello stile di Marco Enrico Bossi (1861-1925), molto affine a quello della scuola transalpina.

Chiusura del repertorio strettamente religioso con un’ampia pagina bachiana, che ha visto l’artista eseguire il Preludio e la Fuga in la minore BWV 543, intervallati dal Largo dalla Trio Sonata n. 5 BWV 529 e dal corale Nun Komm der Heiden Heiland BWV 599, quest’ultimo, la cui tematica è legata al periodo dell’Avvento, posto all’inizio della raccolta nota come Orgelbüchlein.

La parte meno solenne del concerto comprendeva le brillanti Sortie, rispettivamente in mi bemolle maggiore e in si bemolle maggiore, del parigino Louis James Alfred Lefébure-Wely (1817-1869), uno dei più prestigiosi organisti francesi dell’Ottocento, oggi praticamente ignoto ai più.

Fra i due brani, trovava posto Hornpipe Humoresque di Noel Rawsthorne (1929), pezzo piuttosto curioso, che fondeva la danza dei marinai britannici con frammenti bachiani, vivaldiani, un pizzico di Rule Britannia e qualche nota della Toccata di Widor, dalla Sinfonia n. 5.

Ultimo brano in programma, la Serenade for organ op. 22, ancora di un inglese, Derek Bourgeois (1941).

Scritta nel 1965 per il suo matrimonio, ed in seguito arrangiata anche per ensemble di fiati e per banda, è costituita da un motivo orecchiabile che, di tanto in tanto, lascia il posto ad alcune note molto vicine a quelle del Bolero di Ravel.

Chiudiamo, come sempre, con qualche cenno sull’interprete, per sottolineare innanzitutto la sicurezza e la decisione evidenziate da Olga Laudonia, in particolare nei complessi pezzi bachiani.

A questo vanno aggiunte la sensibilità e la raffinatezza dell’esecuzione sottese ai brani di Bossi, e l’estrema versatilità dimostrata durante l’intero recital, che spaziava da pagine sacre ad altre, più frivole all’ascolto, ma ugualmente difficili da suonare, parte integrante di un programma originalissimo e ben concepito, che ci ha fatto conoscere alcuni autori meritevoli di ulteriori approfondimenti.

Prossimo appuntamento della rassegna, mercoledì 24 novembre, con la terza edizione del Concorso corale di Napoli, che si terrà alla chiesa di santa Caterina a Chiaia.