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Una vita per la chitarra

Antonio Grande protagonista di un raffinato recital alla Chiesa Evangelica Luterana

Foto Antonio Grande“Concerti di Autunno”, la rassegna organizzata dalla Comunità Evangelica Luterana, continua ad evidenziare una serie di ottimi interpreti, molti dei quali di formazione napoletana.

Recentemente è stata la volta del chitarrista e compositore Antonio Grande, che al Conservatorio di Napoli ha avuto come docenti Francesco De Sanctis e Bruno Mazzotta (composizione), per poi perfezionarsi con Aussel, Gangi, Ghiglia e Tomás.

Attivo da molti anni in campo concertistico, il maestro ha portato da poco a termine anche un pregevole volume intitolato “La Chitarra a Napoli nel Novecento”, frutto di una ricerca quasi decennale.

Per quanto riguarda il concerto, Grande ha aperto la serata con due sue trascrizioni dalle sonate K 32 in re minore e K 380 in mi maggiore, appartenenti alle circa 550 composte da Domenico Scarlatti per il clavicembalo.

Successivamente si è passati ad un’ampia pagina dedicata alla produzione spagnola, prima con Capricho Árabe, Lágrima e Vals di Francisco Tárrega (1852-1909), poi con il Grand Solo, op. 14 di Fernando Sor (1778-1839).

Dopo l’intervallo, piccola finestra sul Novecento, con Danza Característica (1957) ed Elogio de la Danza (1964), due brani del cubano Leo Brower, e chiusura con tre trascrizioni, una dedicata a Summertime di Gershwin, le altre due a Granada e Asturias di Albéniz, nelle versioni curate rispettivamente da Gangi, Barrueco e Segovia.
Uno sguardo ora sull’interprete, per dire che abbiamo già ascoltato in diverse occasioni Antonio Grande e, ogni volta, siamo rimasti colpiti dalla sua costante ricerca di quel qualcosa in più (un dettaglio, una sfumatura), che fa la differenza fra un solista bravo ed un fuoriclasse della chitarra.

Una peculiarità apprezzata moltissimo anche dal pubblico, numeroso nonostante ci fosse in contemporanea un turno del campionato di calcio, che ha chiesto ed ottenuto un bis, complesso e dalle particolari sonorità quale il Preludio n. 4, ottima chiusura di un recital di grande raffinatezza ed intensità.