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Il mandolino napoletano protagonista dell’aperitivo barocco

Al Teatro Sancarluccio Michele de Martino e Agostino Olivieri propongono alcuni brani di Barbella e Gervasio nell'ambito della rassegna Convivio Armonico

Mandolino napoletanoIl secondo aperitivo barocco, svoltosi al teatro Sancarluccio, nell’ambito della rassegna Convivio Armonico di Area Arte, ha avuto come ospiti i mandolinisti Michele de Martino e Agostino Olivieri.

Il duo si è confrontato con un interessantissimo programma, incentrato su brani tratti dalla produzione dei partenopei Emanuele Barbella (1718-1777) e Giovanni Battista Gervasio (1728-1785), rivolti al mandolino napoletano, strumento che proprio nella seconda metà del Settecento compiva i suoi primi passi, come ha tenuto a sottolineare il maestro Olivieri presentando il concerto.

Il primo svolse l’intero arco della sua vita nella città natale, portando avanti una carriera prestigiosa come violinista e compositore e, in quest’ultima veste conobbe una discreta notorietà anche in Francia ed Inghilterra.

Non è un caso, quindi, se fu fra gli autori contattati dal musicologo britannico Charles Burney durante il suo soggiorno napoletano, come risulta dal suo libro Viaggio musicale in Italia, che non solo contribuì a consolidare la fama del musicista, ma contiene ancora oggi notizie utili per ricostruire, in parte, una figura caduta nel dimenticatoio.

Dell’autore napoletano sono stati eseguiti Ballo di doppio carattere per Pulcinella e Coviello, Duo-Sonata n. 5 in sol maggiore e Duo-Sonata n. 4 in re maggiore.

Per quanto riguarda Gervasio, oltre ad essere compositore e mandolinista, scrisse anche alcune pubblicazioni relative alla didattica dello strumento e, a differenza di Barbella, compì tournée all’estero, probabilmente anche di carattere promozionale.

Dal suo repertorio abbiamo ascoltato due pezzi molto briosi, la Duo-Sonata n. 1, op. 5 in do maggiore e la Duo-Sonata n.2, op. 5 in sol maggiore.

In complesso, le composizioni proposte, denotando una costante ricerca di eleganza e raffinatezza, evidenziavano come il mandolino napoletano fosse nato inizialmente per intrattenere una platea ristretta, legata agli ambienti di corte.

Peculiarità mostrate anche dall’ottimo duo, formato da Michele de Martino e Agostino Olivieri, caratterizzato da un affiatamento perfetto, nel caso specifico è ancora più difficile da raggiungere, se qualcuno ha spiritosamente affermato che “il mandolinista trascorre metà della sua vita ad accordare lo strumento e l’altra metà a suonare uno strumento scordato”.

Unico rammarico della mattinata, l’esigua presenza di pubblico, forse già distratto dagli acquisti natalizi, che ha perso l’occasione per poter familiarizzare con uno dei principali simboli con i quali si usava identificare nel mondo la città di Napoli (naturalmente prima dell’avvento della spazzatura).