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Simonide Braconi e Simona Padula fra Ottocento e Novecento

Il duo chiude in grande stile il Festival di Musica da Camera di Napolinova

Foto duo Braconi-PadulaL’ultimo appuntamento del Festival di Musica da camera, svoltosi nella prestigiosa cornice della Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico napoletano, ha ospitato il duo costituito dal violista Simonide Braconi e dalla pianista Simona Padula.

Vario ed interessante il programma proposto, diviso in due parti, la prima rivolta all’Ottocento, la seconda al Novecento.

In apertura abbiamo ascoltato l’Adagio e Allegro, op. 70 per viola e pianoforte (1849) di Schumann, nato originariamente per il corno, strumento che stava progressivamente prendendo piede, sia in ambito orchestrale che amatoriale.

Ma la discreta difficoltà tecnica sottesa alla composizione, unita al fatto che i cornisti erano comunque pochi, consigliò all’autore tedesco di trascriverlo per viola (o violoncello) e pianoforte.

Il successivo pezzo, la Sonata in la minore per Arpeggione e pianoforte D. 821 di Schubert, fu scritta nel 1824 per uno strumento che si stava affacciando sulla scena, una sorta di incrocio fra violoncello e chitarra, inventato dal liutaio viennese Johann Georg Stauffer.

L’iniziativa non ebbe successo, e lo strumento cadde ben presto nel dimenticatoio, ma a ricordarlo rimane questo brano, nella trascrizione per viola (o violoncello) e pianoforte.
La finestra sul Novecento ha avuto inizio con la Passacaglia di Hindemith, movimento conclusivo della Sonata per viola sola, op. 11 n. 5 (1919), che l’autore tedesco compose avendo come riferimento la Ciaccona della Partita in re minore per violino solo BWV 1004 di Bach.
Ultimo brano in programma, l’intensissima Sonata per viola e pianoforte, op. 147 di Shostakovich (1975), completata praticamente negli ultimi giorni di vita e quindi vero e proprio testamento artistico.

Per quanto riguarda gli interpreti, se Simona Padula è ormai una presenza costante e prestigiosa della rassegna, Simonide Braconi risulta una novità altrettanto gradita, considerando la fama internazionale che circonda il violista, evidenziata anche dall’esecuzione della complessa e difficile Passacaglia di Hindemith.

Insieme hanno fornito un’ottima prova, caratterizzata da un perfetto affiatamento, dando ad ogni composizione la giusta atmosfera e raggiungendo l’apice nel suggestivo brano conclusivo.

Un cenno sul pubblico, numeroso come sempre, ma ancora abbastanza imbalsamato, che non riesce ad accettare le novità, nonostante i continui sforzi della direzione artistica di proporre qualcosa che esuli dal repertorio più noto ed inflazionato.

Prova ne sia una discreta insofferenza durante il brano di Shostakovich, indubbiamente lungo, la cui intensità e spessore non sono stati recepiti appieno.

Si conclude, così, la tredicesima edizione del Festival organizzato dall’Associazione Napolinova, nella figura del direttore artistico Alfredo de Pascale, che anche quest’anno non ha deluso le aspettative, portando alla ribalta interpreti affermati e giovani promesse, il tutto nel nome della musica di qualità.