Ultimo appuntamento con i “Concerti di Autunno”, rassegna organizzata dalla Comunità Evangelica Luterana, che si avvale della direzione artistica di Luciana Renzetti.
Protagonista del concerto conclusivo il “Polymnia Folk Ensemble”, organico piuttosto inusuale, formato dai giovani e talentuosi Mariateresa Pagano (viola), Marianna Iacono (clarinetto) e Marco Palumbo (pianoforte).
Il programma proposto si è aperto con il “Kegelstatt Trio” (Trio dei Birilli) KV 498 di Mozart, primo esempio in assoluto di un brano concepito per clarinetto, viola e pianoforte.
Il lavoro esordì nella casa del barone Nikolaus von Jacquin, scienziato olandese grande amico del compositore austriaco, eseguito da un trio formato da Anton Stadler al clarinetto, Mozart alla viola e Franziska, sua allieva e figlia di Nikolaus, al pianoforte.
Il soprannome, probabilmente aggiunto da chi si occupò della pubblicazione dello spartito, si riferiva al fatto che, secondo un aneddoto mai confermato, il brano sarebbe stato scritto da Mozart mentre giocava a birilli.
Successivamente è stata la volta di Märchenerzählungen (“Racconti fiabeschi”) per clarinetto, viola e pianoforte, op. 132, composto nel 1853 da Schumann, che presenta un nucleo tematico che attraversa tutti e quattro i movimenti, rendendo questa composizione fra le migliori, nell’ambito della produzione cameristica dell’autore tedesco.
A seguire quattro degli Acht Stücke (Otto pezzi) per clarinetto, viola e pianoforte op 83 di Max Bruch (1838-1920), che l’autore dedicò al figlio nel 1910, caratterizzati da una forte vena romantica, con l’aggiunta di un velo di tristezza e nostalgia,.
Ultimo brano in programma, il Trio in la maggiore, op. 264 per clarinetto, viola e pianoforte, composto da Carl Reinecke (1824-1910) alle soglie degli ottanta anni e fra i capolavori della sua produzione, dove trovano posto reminiscenze legate a Brahms, Schubert e Mendelssohn.
Uno sguardo ora agli interpreti, per sottolineare innanzitutto la bravura e l’ottimo affiatamento dei tre solisti ed il fatto che siano molto giovani rappresenta un’ulteriore nota positiva.
A ciò va aggiunto l’indubbio merito di aver proposto una panoramica del repertorio per clarinetto, viola e pianoforte che, spingendosi oltre Schumann, comprendeva altri due grandissimi compositori dell’area tedesca, quali Bruch e Reinecke (quest’ultimo nel centenario della morte), inspiegabilmente assenti nelle principali stagioni concertistiche, segno di un misto di ignoranza, pigrizia e paura di rischiare da parte degli addetti ai lavori.
In conclusione una serata di grande musica, degno finale di una rassegna contrassegnata da un elevato livello complessivo, sicuramente frutto anche delle scelte oculate della direzione artistica.

Marco del Vaglio








