Un violino impressionista

Grande serata al Teatro Verdi di Salerno con Kyoko Takezawa in duo con il pianista Edoardo Strabbioli (articolo di Olga Chieffi)

Kyoko TakezawaAncora una serata di grande musica cameristica al teatro Verdi, regalata ad un pubblico salernitano ancora poco partecipe agli eventi strumentali, dal direttore artistico Daniel Oren, che ha ospitato la violinista Kyoko Takezawa in duo con il pianista Edoardo Strabbioli.

Il violino per Kyoko Takezawa è un assoluto, è sempre e comunque musica, sia che ne emergano le note di Kreisler, o quelle di un Beethoven, o ancora quelle di un De Falla, che mai saranno tramite per indicare lo splendore e l’inimitabilità del suo suono, la gamma sconfinata delle dinamiche, la risoluzione perfetta delle difficoltà tecniche, non dimentica della frase di David Oistrakh “Non faccio musica per mettermi in mostra, ma per renderle omaggio”.

Che la musica sia “l’arte del tempo”, come l’architettura è “arte dello spazio”, è quasi divenuto un luogo comune.
Ma se riempiamo la nozione di tempo del suo più profondo significato di vissuto psicologico, allora possiamo intendere la musica come una “metafora del tempo”, una “metafora della vita” e ogni pagina musicale apparirà come un modo compiuto di raccontarla.

La serata è principiata con la Sonata per violino e pianoforte in fa maggiore di Felix Mendelssohn Bartholdy.
Un’interpretazione nitida e sincera, appassionata nell’aderenza alle intime qualità cantabili della pagina con la ricerca di timbriche fantastiche per una scrittura che, tra le sue pieghe presenta insidie tanto di ordine tecnico, quanto di efficace e interessante resa esecutiva, che il duo ha inteso sottolineare, puntando sia sullo slancio innovativo delle idee e dei processi formali, quanto sulla libertà di espressione, emotiva e sentimentale, sempre disciplinati da una sapiente eloquenza.

Kyoko Takezawa ha poi affrontato la Sonata n. 2 in la maggiore, op.100 di Johannes Brahms, un’opera in cui il compositore sceglie la strada della forza sintattica, come metodo di scrittura, la cui superficie viene quasi travolta da un empito sinfonico, da un tormentato bisogno di lievitazione.

I suoni crescono di se stessi, si chiamano ad eco e il violino di Kyoko, che sappiamo di quale brillantezza sia dotato, in una sintesi smagliante ce ne fa avvertire le precise pulsazioni.

La Takezawa ci ha comunicato che il cuore di Brahms chiede d’oltrepassare i limiti della sintassi che si è imposto e gli impone di esprimersi, per vivere in un mondo che, almeno in questa Thun sonate, non gli è proibito, situato dove è, là in una in conoscibile proiezione dinanzi a noi.

Il pezzo che maggiormente ha catturato l’attenzione del pubblico è stata la Sonata in la maggiore di César Franck , pagina in cui convivono e si intrecciano intensità lirica, elegante nitore della scrittura, culto e rigore della forma, pronunciato gusto neoclassico evidente tra l’altro, nel ricorso alla tecnica contrappuntistica, linguaggio armonico raffinatissimo ispirato al cromatismo wagneriano, nonché da ripensamenti modali, anelito all’organicità compositiva.

In questa opera, la solista ha inseguito la cangiante bellezza di un suono comunque presente, dal più misterioso pianissimo al forte appassionato attraverso l’esplorazione completa delle potenzialità dell’arco, integrazione e varietà del vibrato, rigore ritmico sempre compatibile con la pulsazione naturale.

Teatro Verdi in delirio, ed ecco la Tzigane di Maurice Ravel dal mefitico odore di zolfo, con la violinista vivere quasi fisicamente il suono, esaltando il colorismo zingaro che richiede tutte le infinite sfumature di suono offerte dallo strumento.

Lo stile esecutivo della Takezawa può divenire sinonimo di perfezione violinistica per la tecnica prodigiosa, la potenza e l’incisività del suono, la trasparenza cristallina dell’intonazione e quel colore scuro, a tratti sontuosamente ambrato, con cui ha schizzato, grazie anche al suo Guarneri del Gesù “Wieniawski”, questo finale strappapplausi, specchio di una concezione direi quasi virile dell’interprete, verso la ricerca dell’impossibile.

Due i bis regalati al pubblico plaudente: due frammenti firmati da Sergej Prokofiev e Gabriel Fauré.

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