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Giorno della Memoria a Napoli

Una cerimonia molto significativa organizzata dall’ Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea "Vera Lombardi" culminata con il concerto del minimoEnsemble

MinimoensembleL’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea “Vera Lombardi” ha organizzato, nell’ambito delle celebrazioni napoletane legate al Giorno della Memoria, una serie di eventi riuniti sotto la definizione La Memoria come diritto – I diritti della Memoria

Uno dei momenti più importanti della manifestazione, intitolato “Parole e Musica per la memoria”, si è svolto nella Sala delle Assemblee della Società Napoletana di Storia Patria al Maschio Angioino, ed è stato diviso in due parti, una di carattere letterario, l’altra musicale.

La prima ha conosciuto un’introduzione generale curata dal professor Guido D’Agostino, docente universitario e direttore di “Resistenza Resistoria”, rivista che nel numero di gennaio ha dedicato ampio spazio alla Shoah.

D’Agostino ha tenuto a sottolineare che, sebbene abbia colpito in particolare il popolo Ebreo, questa immane tragedia colpì anche i minorati psichici, gli avversari politici, gli omosessuali, i Rom, ovvero tutte quelle categorie che, per un motivo o per un altro, rappresentavano una fonte di diversità e di fastidio per il regime nazista.

Alla dottoressa Giulia Buffardi, direttrice del giù citato Istituto è invece toccato il compito di leggere alcuni passi struggenti e significativi appartenenti a scritti di Primo Levi.

Il concerto, preceduto da una breve presentazione del musicologo Gianluca D’Agostino, ha avuto come protagonista il prestigioso minimoEnsemble, formato dal contralto Daniela del Monaco e dal chitarrista Antonio Grande.

Il duo si è confrontato con un repertorio strettamente legato al tema della manifestazione, iniziando la serata con due canti popolari ‘Am Ysrael chay, tratto dalla tradizione ebraica e Maragariktes appartenente a quella yiddish, entrambi nella trascrizione del triestino Marco Sofianopulo.

A seguire la Ballata dall’esilio (1956) e Platero y yo, op. 190 (1960) di Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968), fiorentino di origini ebree, costretto a fuggire negli USA all’indomani della promulgazione delle leggi razziali fasciste.

La prima era basata su testi di Guido Cavalcanti, nei quali l’autore si rispecchiava in quanto, sebbene nel 1946 avesse ottenuto la cittadinanza statunitense, il suo amore per il paese d’origine era ancora molto forte.

Il secondo, per narratore e chitarra, riportava invece un curioso testo, opera dello spagnolo Juan Ramón Jiménez, premio Nobel per la letteratura nel 1956, che aveva come protagonista un asinello.

Una nuova incursione nella musica popolare ebraica con Hine ma tov e Tzur mishelo (sempre nella trascrizione di Sofianopulo), ha preceduto Liriche dell’Ignoto di Antonio Grande, aventi come riferimento i versi contenuti in Ulisse, Distacco e Donna di Umberto Saba, poeta triestino la cui madre era di origini ebraiche.

Chiusura con l’ebreo polacco Mordechaj Gebirtig (1877-1942), figura molto particolare in quanto restauratore di mobili, poeta e compositore autodidatta, che si avvaleva dell’amico Juliusz Hoffman per trasferire sulla carta le numerose idee musicali.
La sua produzione rappresenta uno spaccato della comunità yiddish di Cracovia con canti di vario genere, come la ninna nannaYankele ed il satirico S’iz gut (E’ buono!), che lamentava la rassegnazione dei suoi connazionali nei confronti dei soprusi nazisti, entrambi trascritti dal maestro Grande per voce e chitarra.

Risulta intuitivo, al termine di questa breve dissertazione, come il programma non fosse sicuramente allegro, ma perfettamente aderente alla commemorazione, onorata dai due artisti in maniera impeccabile.

Al consueto affiatamento, risultato di una estrema professionalità e di una frequentazione di lunga durata, Daniela del Monaco e Antonio Grande hanno poi aggiunto un qualcosa di indefinibile che, anche in un luogo sicuramente non creato per essere sede di concerto, ha contribuito a rendere particolarmente suggestiva e densa di significato la loro esibizione.

Grande successo di pubblico e bis rivolto a Somewhere, da “West Side Story” di Bernstein che, pur esulando dal tema specifico della serata, conteneva un testo ricco di speranza, augurio a tutti i presenti per un domani decisamente migliore.