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Il meglio dei CamPet Singers

Il prestigioso gruppo vocale napoletano ha proposto una vasta panoramica del suo repertorio nell'ambito della rassegna “I Lunedì della Musica”

CamPet SingersI CamPet Singers sono nati nel 1991, da un’idea di Andrea Campese e Sergio Petrarca, che hanno fornito anche parte dei rispettivi cognomi per battezzare un gruppo unico, non solo nel panorama partenopeo, ma nazionale.

La compagine, attualmente diretta da Carlo Forni, è costituita da dodici elementi, sei uomini e sei donne, che fanno parte anche dell’ Ensemble Vocale di Napoli, e si esibisce senza accompagnamento strumentale, ovvero “a cappella”, avendo come punto di riferimento storico i Swingle Singers, gruppo francese creato agli inizi degli anni Sessanta, il cui motto era “If it’s music, we’ll sing it”.

Dopo il grande successo ottenuto lo scorso novembre, proponendo una serata interamente rivolta al Quartetto Cetra, i CamPet Singers sono stati ospiti recentemente della rassegna “I Lunedì della Musica”, organizzata dall’Associazione Key Largo, dove si sono confrontati con un repertorio che spaziava dal Quattrocento ai giorni nostri.

L’ensemble è entrato in scena attraversando la sala del concerto a passo di marcia e intonando La fanfare du printemps di Joseph Bovet (1879-1951), particolare figura di ecclesiastico svizzero, autore di una serie di composizioni profane legate a motivi popolari.
A questo prologo ha fatto seguito una presentazione della professoressa Marina Giugliano che, in modo breve ed esauriente, ha descritto il programma della serata.

Il concerto si è aperto con alcuni brani di musica colta, tratti dal repertorio di Isaac (Innsbruck ich muss), Dowland (Fine knacks for ladies) e Vivaldi (Largo, dall’Inverno), sempre filtrati attraverso l’ottica dei CamPet, che si avvale di arrangiamenti curati dai due fondatori, dal direttore e dal britannico Mark Weir, l’unico “straniero” della squadra, ma da anni trapiantato a Napoli.

E’ stata poi la volta di tre canzoni dei Beatles (Can’t buy me love, Here there and everywhere, If I fell) e della suggestiva Ave Maria di Piazzolla, che ha preceduto una seconda carrellata rivolta alla musica “leggera”, dedicata a brani noti e meno conosciuti di Mogol–Battisti (Anche per te), Byrne & Eno (Everything that happens), Tony Hatch (Downtown), Brian Eno (By this river) e Burt Bacharach (I say a little prayer).

Conclusione con tre successi del Quartetto Cetra, nell’ordine “Il testamento del toro”, “Palco della Scala” e “Però mi vuole bene”.

Il repertorio eseguito, quanto mai vario e diversificato, ha ancora una volta esaltato l’affiatamento del gruppo, la forte ironia che contraddistingue tutti i suoi componenti, nonché le qualità dei singoli avvicendatisi come solisti, alle prese con arrangiamenti di grande raffinatezza ed efficacia, che nell’occasione sono stati Rosalia La Volpe, Francesca Zurzolo, Guido Ferretti, Andrea Campese e Sergio Petrarca.

Un discorso a parte merita Alessandra Lanzetta, il cui ruolo di sposina ingenua, che precipita dalla Tour Eiffel spinta dal marito “premuroso” in “Però mi vuole bene”, è ormai diventato un “cult” fra i fans dei CamPet.

Sempre a proposito dell’interpretazione, come di consueto non sono mancate una serie di gag, alcune volute, come l’apertura degli ombrelli durante l’esecuzione del Largo, dall’Inverno di Vivaldi, altre meno, quali la sciarpa che Sergio Petrarca aveva dimenticato di indossare nel siparietto legato al vecchio palco della Scala, portatagli in extremis da un altro componente del gruppo o la lenta e progressiva demolizione di alcuni leggii, che una volta abbassati non si riuscivano più a far risalire o, ancora, il ripetuto tentativo di Guido Ferretti di introdurre, in modo serio e professionale, l’argomento del primo bis.

Il tutto per un ulteriore divertimento del pubblico, che va lodato per l’attenzione e la partecipazione mostrata, al quale sono stati offerti due bis, il primo relativo alla ricostruzione di un brano rinascimentale, dove un quartetto di cantanti era accompagnato dal resto del gruppo, che imitava i vari strumenti dell’epoca, mentre il secondo consisteva nella canzone Un angelo blu di Maurizio Vandelli, appartenente al repertorio dell’Equipe 84.

Non ci resta che ricordare gli altri cantanti che formano questo formidabile gruppo, ovvero Ester Castaldo, Francesca Veglione, Luisa Daniele e Felice Mondo (quest’ultimo mancava stavolta all’appello, ma non sappiamo se era assente giustificato o meno) e invitarvi al prossimo appuntamento de “I Lunedì della Musica”, il 14 febbraio, che avrà come ospite il duo pianistico formato da Bryan Uecker e Aldo de Vero.