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Pieranunzi plays Domenico Scarlatti

Un affascinante connubio fra jazz e classica nell'ambito della stagione dell'Associazione Alessandro Scarlatti

Enrico PieranunziNel febbraio del 2008, ospite a Napoli della rassegna organizzata dall’Istituto di Cultura Spagnola, il maestro Pieranunzi si esibì in un recital quanto mai interessante, strettamente legato ai ritmi iberici, durante il quale, oltre a suoi brani, interpretò Albéniz, Granados ed un’ampia pagina rivolta alle sonate di Domenico Scarlatti, culminata con un’improvvisazione jazz ad esse relativa.

Si trattava, probabilmente, di un tentativo di sondare l’umore del pubblico, nell’imminenza dell’uscita del cd, nel luglio dello stesso anno, dal titolo eloquente di “Enrico Pieranunzi Plays Domenico Scarlatti”.

Siamo quindi particolarmente orgogliosi di essere stati fra i pochi, nell’ambito della stampa cittadina (forse gli unici), ad aver assistito a quella performance, piccolo nucleo di quello che poi è diventato, con il passare del tempo, un vero e proprio recital dedicato all’opera ed alla figura di Domenico Scarlatti, recentemente proposto nell’ambito della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti.

La formula, solo apparentemente semplice, consisteva nell’esecuzione di alcune sonate di Scarlatti, scelte fra un corpus di 555, a volte partendo dal brano originale, per poi progressivamente sviluppare vertiginose improvvisazioni, che talora riportavano al pezzo iniziale, mentre in altri casi il percorso risultava inverso, ovvero cominciava con l’improvvisazione, per concludere con le note create dall’autore.
Inframmezzati ai vari brani, il noto pianista ha fornito una serie di notizie su Domenico Scarlatti, vero e proprio trait d’union fra Napoli, dove era nato nel 1685, e la Spagna, dove raggiunse la notorietà e visse quasi ininterrottamente dal 1728 al 1757, anno della sua morte, avvenuta a Madrid.

Ad esempio, ha ricordato le capacità improvvisative del musicista, citando la celebre sfida con il coetaneo Händel, voluta dal cardinale Ottoboni che la ospitò nel suo palazzo romano nel 1709, chiusasi in parità in quanto il sassone vinse all’organo, ma il napoletano prevalse al clavicembalo.

Pieranunzi ha inoltre spiegato che, come i jazzisti, Scarlatti creava prima i motivi direttamente sullo strumento, per poi trasferirli sulla carta.

Dando ora un breve sguardo ad una serata, chiusasi con “Horizontes finales”, suonato come bis, (tratto dall’album Wandering) che, con i suoi ritmi spagnoleggianti rappresentava un ulteriore omaggio a Scarlatti, vanno innanzitutto evidenziate la classe e la bravura di Enrico Pieranunzi come interprete.

Come pregio aggiuntivo dell’intero recital, va dato atto all’artista di essere riuscito a fornire una luce nuova alle splendide e irripetibili sonate scarlattiane, senza mai snaturarle, in quanto si è calato completamente nell’universo del musicista e, non accontentandosi del mero arrangiamento in stile jazzistico di alcuni motivi, ha operato una ri-creazione di grande efficacia, foriera di probabili sviluppi futuri.

La stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti riprenderà giovedì 10 febbraio, con un altro appuntamento molto atteso, in collaborazione con il Teatro di San Carlo, che avrà come protagonista il pianista Maurizio Pollini, impegnato nell’esecuzione delle ultime tre sonate di Beethoven.