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Un clarinetto consapevole della nuova Musica

Simone Sorvillo trionfa al Salone dei Marmi, eseguendo Bucchi, Miluccio e Testi (articolo di Olga Chieffi)

Simone SorvilloVenerdì sera, il Salone dei Marmi di Palazzo di Città si è aperto ad un particolare service della sezione Lions 2000 di Salerno, dedicato alla Musica quale linguaggio universale fra i popoli del mondo.

Dopo l’abituale lettura degli scopi di questa associazione filantropica, il cui nome è un acronimo che recita “Liberty, Intelligence Our Nation’s Safety” (oggi service), enumerati dal governatore Emilio Cirillo e dal presidente Ennio Capone, seguiti dal saluto del prefetto di Salerno Sabatino Marchionne e del padrone di casa Ermanno Guerra, si è dato inizio al concerto, promosso da Giuseppina Gallozzi, la quale ha individuato tre giovani e promettenti artisti, per dar vita alla serata intitolata “Virtuosi in musica”.

I riflettori si sono accesi sul clarinettista Simone Sorvillo, formatosi tecnicamente e, aggiungerei, esteticamente, con il Maestro Giovanni De Falco, presso il conservatorio di Salerno, il quale ha esordito con il Concerto di Valentino Bucchi per clarinetto solo.

Una scelta particolare la sua, alla quale ha affiancato la Rhapsodie di Giacomo Miluccio e Jubilus 1 op.30 di Flavio Testi, sposando perfettamente il tema della serata, poiché questi autori intendono l’arte non come autoespressione ma quale automodificazione: “e ciò che altera è la mente, e la mente è nel mondo e costituisce un fatto sociale…Noi cambieremo in modo meraviglioso se accetteremo le incertezze del cambiamento: e questo condizionerà qualsiasi attività di progettazione. Questo è un valore” (John Cage).

L’arte, così concepita, è la forma piena della capacità di mettersi in giuoco e a rischio e il giovane clarinettista l’ha fatta sua, ponendosi sulle tracce del suo maestro con dei pianissimo, in particolare nella comunicativa pagina di Miluccio, al limite dell’inudibile, concependo suoni come dell’etere, toni di un mondo segreto, simboli iridescenti di un linguaggio che si sottrae ad ogni descrizione verbale, che è puro suono.

Lo strumento è divenuto qui un mezzo per “Risvegliare l’orecchio, gli occhi, il pensiero, l’intelligenza, esteriorizzare al massimo quanto è stato interiorizzato”, per dirla con Luigi Nono, che intuiva il suono puro solo dopo 16 p.

Simone Sorvillo ci ha convinto in particolare con Jubilus di Flavio Testi, una pagina che possiamo considerare un melisma, racchiuso nelle origini di questa parola, grazie anche all’uso del microintervallo, interpretato con prorompente e schietta emotività dal giovane clarinettista, il quale ha mirato, riuscendoci, sempre alla nettezza del gesto sonoro, sottolineando, così, l’icasticità del procedimento discorsivo.

Il clarinettista ha poi lasciato la ribalta al chitarrista Giovanni Perino il quale ha proposto la Rossiniana n. 6 di Mauro Giuliani, pagina altamente virtuosistica, in cui però, il solista non è andato oltre la lettura, tradendo lo spirito del genio pesarese, del quale si evoca in queste pagine “La Donna del Lago”, musica fatta di alternanze ritmiche, di doti acrobatiche e pienezza di sentimento del “canto”, un canto vero, espresso senza alcuno sforzo, come emanazione diretta del pensiero umano.

Finale con la pianista Maria Grazia Russo, la quale ha offerto al pubblico salernitano una raffinata accoppiata, scegliendo il decimo, in si minore “Lesghinka” dei 12 Studi di esecuzione trascendentale, composti verso il 1886 da Sergej Lyapunov, raccolta che ripete nel titolo la più celebre lisztiana, dedicata alla memoria del virtuoso ungherese e che ad esso sono legati in un modo curioso: Liszt aveva avuto l’intenzione di scrivere ventiquattro studi ma si era fermato al dodicesimo in si bemolle minore; Lyapunov “completa” il ciclo lisztiano, scrivendo dodici studi che iniziano dalla tonalità di fa diesis maggiore e seguono l’ordinamento per terze discendenti fino a mi minore.

Il confronto è poi venuto con Franz Liszt, del quale è stato eseguito il n. 10 in fa minore e il n. 4 in re minore, Mazeppa, pagine interpretate con gesto trascinante, in cui la forza del talento naturale, unitamente all’urgenza espressiva della giovane pianista, ha dato luogo ad una performance caratterizzata da un’eccitazione quasi elettrica, che ha instillato un senso di immediatezza fisica nella musica, tale da generare un impatto emozionale sul numeroso pubblico presente.