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Viaggio sonoro nella musica dei popoli

Il Quartetto Ance Libere illumina “I Lunedì della Musica”

Endrio LutiIl secondo appuntamento con la rassegna “I Lunedì della Musica”, organizzata dall’Associazione Culturale Key Largo, ha avuto come protagonisti i componenti del Quartetto Ance Libere, formato da Endrio Luti (Fisarmonica, nella foto), Cristina Trimarco (Fagotto), Francesca Corsi e Marco Falaschi (Sassofoni).

Tema conduttore della serata la musica popolare, in particolare quella di origine ebraica (considerando anche la vicinanza con il “Giorno della Memoria”), risultante di un crogiolo di ritmi e popoli, e la sua utilizzazione da parte di autori riconducibili al settore classico.

I due argomenti, di grande interesse, sono stati ben focalizzati dalla professoressa Marina Giugliano nella sua breve presentazione che ha preceduto il concerto, iniziato con una panoramica incentrata sulla produzione di Riccardo Joshua Moretti, eclettica figura che, all’attività di compositore abbina quella di direttore d’orchestra, attore e docente di flauto al conservatorio di Parma.

Cinque i pezzi proposti da Endrio Luti e Marco Falaschi, che hanno fornito un’idea del repertorio di Moretti, specchio di un popolo che considera la musica ancora come una componente essenziale della propria cultura.

Il viaggio sonoro, con l’ensemble al completo, si spostava negli Usa per It Ain’t Necessarily So, da Porgy and Bess di George Gershwin (anche lui di origini ebraiche), autore che è riuscito meglio di tutti a coniugare i ritmi afro-americani con la musica colta occidentale.

E’ stata poi la volta de La muerte de l’Angel di Astor Piazzolla, che ha mediato i ritmi sudamericani, soprattutto il tango, con la musica europea, attirandosi le ire di molti connazionali, che non vedevano di buon occhio questo genere di contaminazione.

Il tempo gli ha dato ragione, in quanto grazie al suo stile personale ed inconfondibile, attualmente risulta uno dei compositori del Novecento più noti in assoluto.

Dall’Argentina alla Germania della repubblica di Weimar, vera e propria fucina di artisti, che successivamente si sarebbero schierati contro il regime nazista, pagando questa loro opposizione con la morte o con l’esilio.

Un ambito nel quale si inserisce a pieno titolo Kurt Weill che, con il poeta e scrittore Bertolt Brecht, dette vita a memorabili lavori di carattere satirico, come “L’opera da tre soldi”, della quale abbiamo ascoltato Die Moritat von Mackie Messer, celeberrimo pezzo di apertura.

Uno sguardo, quindi, all’Italia e a Nino Rota, noto soprattutto per le colonne sonore di alcuni capolavori di Fellini e di Visconti, nonché per il premio Oscar vinto nel 1974, grazie alle musiche de “Il padrino-parte II” di Francis Ford Coppola.

Dalla sua numerosa produzione abbiamo ascoltato un medley che comprendeva leitmotiv tratti da “Il Padrino”, “Amarcord” e “Il Gattopardo”.

Chiusura dedicata al genere klezmer, sostantivo che nasce dalla fusione delle parole kley (strumento) e zemer (canto), le cui origini, piuttosto particolari e complesse, vanno ricercate nella diaspora delle popolazioni ebree d’Europa che, a partire dal Cinquecento, furono obbligate ad abbandonare i luoghi di residenza.

Una parte, dalla Germania migrò verso Est, portando con sé anche le tradizioni musicali che, a contatto con quelle dei nuovi popoli ospitanti, subirono notevoli arricchimenti, tradottesi in una progressiva contaminazione.

La diaspora proseguì anche nel Novecento, quando più di tre milioni di persone, per evitare le persecuzioni, dall’Est si spostarono oltreoceano, per cui il genere klezmer si arricchì ulteriormente di ritmi legati al jazz ed allo swing.

Veniamo quindi agli ottimi interpreti, per sottolineare innanzitutto il loro affiatamento, che prosegue al di fuori del palcoscenico, in quanto Luti è sposato con la Trimarco e Falaschi con la Corsi.

A ciò si aggiungono un suono privo di sbavature e l’ottenimento di atmosfere di grande suggestione (da brividi la trasposizione del pezzo di Weill), che si devono agli ottimi arrangiamenti del maestro Luti.

In conclusione, ancora una volta la rassegna organizzata dall’Associazione Key Largo, la cui direzione artistica è affidata al maestro Aldo de Vero, ha evidenziato la sua originalità, portando alla ribalta un gruppo di grande spessore.

Prossimo appuntamento, anch’esso molto particolare, in quanto prevede l’arrivo dei CamPet Singers, ensemble vocale di dodici elementi che si esibisce “a cappella”, interpretando trascrizioni di brani classici e leggeri, da Dowland al Quartetto Cetra.