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Tipi di articolazioni

L'anatomia delle articolazioni, ovvero di quegli efficienti meccanismi che ci permettono un gran numero di movimenti. E che, purtroppo, quando "si fanno sentire" sono dolori

Tra i molti capolavori di ingegneria di cui il nostro organismo è dotato, le articolazioni occupano un posto di rilievo. Se ci soffermiamo un attimo a pensarci, ci rendiamo conto che ogni nostro movimento sarebbe impossibile se non ci fossero. Esse sono presenti ovunque due o più ossa si incontrano, permettendoci una grande libertà e varietà di movimenti. Molto spesso in combinazione fra loro: si pensi a quante articolazioni sono coinvolte nel semplice gesto di sollevare un bicchiere o lanciare un sasso. Ma non tutte sono uguali: a seconda della loro posizione e funzione, permettono gradi di libertà diversi e quindi una maggiore o minore mobilità. In questo ambito descriveremo per sommi capi le articolazioni più spesso interessate dai fenomeni degenerativi che sono oggetto di questo numero e Cioè vertebre cervicali e lombari, spalla, anca e ginocchio.

I tipi di articolazione

Come già sottolineato, per definizione un’articolazione è il punto in cui si incontrano le superfici di contatto di due o più ossa. Fondamentalmente, nel nostro organismo ne esistono di tre tipi:
- le sinartrosi, o articolazioni fisse, non permettono alcun movimento. Ne sono un esempio le suture del cranio:
- le anfiartrosi, o articolazioni semimobili, che consentono movimenti limitati. Fra gli esempi, le articolazioni fra le vertebre e quelle fra coste e vertebre e fra coste e sterno, oltre alla sinfìsi pubica del bacino;
- le diartrosi, o articolazioni mobili, che permettono i movimenti più ampi. A loro volta, a seconda della forma delle estremità ossee che le costituiscono, si possono suddividere in ulteriori sottotipi:
- enartrosi, in cui un osso presenta un’estremità grosso modo sferica che si incastra in una cavità, come l’anca o la spalla e permettono la massima possibilità di movimento in tutte le direzioni;
- trocleoartrosi, a “cerniera”, che limitano il movimento a una sola direzione, come il ginocchio e il gomito;
- condilartrosi, in cui una protuberanza si adatta a una cavità, consentendo la flessione ma non la rotazione, come nel caso dell’atlante (la prima vertebra) con l’osso occipitale del cranio.