Questo sito contribuisce alla audience di

01/05/2004

Nuove condizioni per gli ostaggi: «Liberate i nostri»

Comunicato della Brigata verde a Al Jazeera: i tre italiani stanno bene, ma il vostro governo deve far liberare i detenuti in Kurdistan. E le speranze accese dalla Croce rossa si spengono.

Non è bastato l’appello del Papa. Non è bastata la manifestazione organizzata giovedì a San Pietro dai parenti dei tre guardaspalle italiani sequestrati in Iraq, rilanciate in tutto il mondo arabo dalle tv satellitari. Alla scadenza dell’ultimatum fissato nel messaggio del 26 aprile, quello che chiedeva di scendere in piazza contro la guerra e contro Berlusconi, la fantomatica «Brigata verde di Maometto» ha diffuso un nuovo comunicato, un testo di poche righe spedito per fax ad Al Jazeera. I sequestratori pongono nuove condizioni. In cambio del rilascio di Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio, il gruppo chiede adesso la liberazione di alcuni prigionieri che sono nelle mani degli americani nel Kurdistan iracheno. La questione si complica davvero. Finora infatti gli americani, almeno ufficialmente, non hanno mai accettato ipotesi di scambio di prigionieri, nemmeno quando l’uomo da liberare era un loro giovane soldato mostrato in un video da chi lo aveva catturato. Dopo ventidue giorni e un’ultima, crudele altalena di dichiarazioni ottimiste - ieri provenienti dalla Croce rossa italiana, come noto legata a doppio filo al governo - le famiglie dei tre italiani tornano a vivere nella preoccupazione. Se non ripiombano nell’angoscia più nera, come nei giorni dell’atroce esecuzione di Fabrizio Quattrocchi, è perché lo stesso messaggio letto da Al Jazeera assicura che gli ostaggi stanno bene e che i sequestratori non intendono far loro del male. Sono informazioni attendibili, ha confermato l’unità di crisi della Farnesina nelle consuete e regolari telefonate a familiari dei tre. A quanto pare gli uomini del Sismi in Iraq sapevano del messaggio anche prima che fose diffuso. Non è la prima volta che la «Brigata verde» utilizza Al Jazeera: è già successo con il primo video degli ostaggi, poi con quello dell’assassinio di Quattrocchi (che la tv araba con sede in Qatar ha rifiutato di trasmettere, ufficialmente perché le immagini erano troppo crude, consegnandolo nelle mani dell’ambasciatore italiano a Doha). Il terzo videomessaggio, quello con le immagini dei tre che mangiano e la richiesta di manifestare contro la guerra e contro il governo Berlusconi, è stato invece diffuso da Al Arabiya, la tv satellitare di Dubai. C’è un giallo su un quarto filmato, recapitato sempre ad Al Jazeera. Il messaggio di ieri è invece arrivato solo per fax ma questo, concordano tutte le fonti, non toglie nulla alla sua credibilità. Nel breve testo la «Brigata» definisce comunque «positiva» la manifestazione di giovedì a San Pietro.

Solo poche ore prima che Al Jazeera diffondesse il nuovo comunicato la Croce rossa italiana aveva fatto capire che la liberazione degli ostaggi poteva essere questione di poche ore. Il commissario straordinario della Cri Maurizio Scelli è stato convocato a Baghdad dallo sceicco Abdel Salam Al Kubeissi. E a Scelli, secondo la Cri, l’influente leader religioso avrebbe detto di essere «ottimista» sul possibile rilascio dei tre «nelle prossime ore». Erano parole importanti, nonostante lo scetticismo di ambienti del Sismi e il prudente silenzio del governo a Roma, perché Al Kubeissi è membro del consiglio degli Ulema e si è già impegnato con successo per risolvere la vicenda dei tre giapponesi rapiti due settimane fa. Puntano su di lui, le autorità italiane, e proprio con la benedizione degli Ulema la Cri e la Mezzaluna rossa hanno organizzato, nei giorni scorsi, il convoglio umanitario che ha portato acqua, viveri e medicinali ai 200 mila abitanti della città di Falluja, stremati da due settimane di assedio ora interrotto dal ritiro Usa. Nell’incontro di ieri lo sceicco Al Kubeissi e Scelli avrebbero parlato anche di una nuova carovana di aiuti per Falluja. E naturalmente, sempre secondo la Cri, lo sceicco avrebbe anche assicurato che i tre saranno «consegnati alla Croce rossa».

Con Al Kubeissi, in realtà, sono in contatto anche le organizzazioni non governative impegnate, in questi giorni, in un’iniziativa diplomatica parallela che potrebbe andare più lontana di quelle condotte dal governo. Flavio Lotti, portavoce della Tavola della pace alla quale aderiscono quasi tutte le Ong che hanno lavorato in Iraq, ha confermato ieri che i canali di comunicazione e di possibile mediazione sono tanti. C’è anche quello aperto da Moreno Pasquinelli con Abduljabbar Al Kubaisi, ex dirigente del partito Baath, già oppositore di Saddan Hussein e oggi capo di un movimento laico della resistenza irachena che riunisce forze d’ispirazione laica e di sinistra (l’Alleanza patriottica irachena). Secondo Pasquinelli, il suo interlocutore assicura che la «Brigata verde» in ogni caso non consegnerà gli ostaggi al governo italiano, coinvolto nell’occupazione dell’Iraq, né alla Croce rossa, ma solo a una delegazione della società civile e dei movimenti italiani che si battono contro la guerra. Il Comitato Fermiamo la guerra (Cgil, Fiom, Arci, Rifondazione, Disobbedienti) non dà alcun credito alla sua iniziativa ma il Campo antimperialista fa sapere di aver già comunicato a Baghdad i primi nomi della delegazione.