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Il Campo di Kavaje

Partiti da Bari il 2 aprile....

gli 80 volontari della Croce Rossa Italiana sono giunti a Durazzo a bordo della nave San Giusto, attestandosi poi a circa 20 km dalla cittadina Kavaje.

Il personale destinato al campo di Kavaje era composto, oltre ad una squadra di soccorritori, da una squadra tecnica di specialisti nella logistica, un’équipe di cuochi e cucinieri, addetti alle telecomunicazioni, esperti di informatica e di amministrazione, tecnici meccanici e 17 volontari tra personale medico e paramedico. L’installazione del nucleo cucina è avvenuta con celerità viste le pessime condizioni del terreno che hanno impedito l’ingresso dei mezzi pesanti nel campo, obbligando così alla movimentazione manuale di tutti i materiali.

Ciò non ha impedito, però, la distribuzione dei viveri sia nel campo di Kavaje che nel campo “Ferrovie” di Durazzo e, a partire dal 6 aprile, la produzione fino a 8.500 pasti caldi al giorno.

La struttura di Kavaje è stata resa operativa al 100% dal 7 aprile. Sono state trovate soluzioni alle esigenze alimentari dei rifugiati in base ai loro usi e costumi e si è cercato di coinvolgere gli stessi rifugiati, soprattutto i più giovani, nelle attività di gestione della mensa e delle attività ludiche per i bambini più piccoli.

Una squadra di volontari della Croce Rossa Italiana si è occupata giornalmente del problema dello smaltimento dell’enorme quantità di rifiuti prodotti nel campo, provvedendo alla loro raccolta, allo stoccaggio ed all’incenerimento degli stessi in una cava appositamente costruita nelle vicinanze.

Per quanto concerne l’aspetto medicosanitario sin dall’arrivo dei primi profughi, il 3 aprile, il nucleo sanitario della Croce Rossa Italiana ha provveduto ad organizzare un primo “Triage sanitario” (priorità delle emergenze), con successivo soccorso medico e chirurgico. È stata, infatti, predisposta una specifica scheda di triage suddivisa in due parti: la parte superiore che prevedeva una rapida raccolta di dati personali, uno spazio per un sintetico accenno alla patologia “apparente” e delle caselle per segnalare il “codice di colore” per l’invio al Posto Medico avanzato; una sintesi descrittiva del “Protocollo CESIRA” utilizzato per il triage nelle catastrofi. La seconda parte, invece, compilata dai medici della Postazione Medico Avanzata comprendeva uno spazio per la diagnosi, le terapie effettuate e le caselle per l’invio al Centro Medico di Evacuazione della Sanità Militare dell’Esercito o agli ospedali di Durazzo e Tirana.

L’uso di questa metodologia si è rilevato determinante ed indispensabile per individuare le priorità del soccorso.

Allestita la postazione sanitaria sono state effettuate circa 250 visite al giorno, supportando, sanitariamente, anche i campi limitrofi. Tra i 6.000 ospiti del campo sono stati riscontrati numerosi casi di ferite d’arma da fuoco e lesioni prevalentemente nelle donne e nei bambini. Le patologie prevalenti sono state: scabbia, denutrizione, disidratazione, grave affaticamento e stress psico-fisico. Numerosi anche i casi di traumatismi psichici.

Alle ore 8.10 del 9 aprile, nel campo di Kavaje, dopo un rapido travaglio, nonostante la posizione podalica, è nato, assistito esclusivamente da personale della Croce Rossa Italiana, il primo bambino Kosovaro in Albania, Italo Fabio.

Con la collaborazione dell’OSCE sono stati censiti gli accampamenti di profughi dell’intera zona e sono state organizzate delle spedizioni giornaliere con ambulanze, personale medico e paramedico. In essi, oltre le visite mediche, si è provveduto alla distribuzione di pannolini e latte per bambini, assorbenti per donna, pannoloni per anziani e quant’altro si rendeva di volta in volta necessario.

In particolare sono stati visitati ed assistiti periodicamente gli accampamenti di: Fushe Kruje (640 profughi), Pegini Cam (2.750 profughi), Blue Hotel (450 profughi), Skola Teknol (400 profughi), Kavaje 2 (700 profughi), ICS Golem (150 profughi), ICS Kavaje (250 profughi).

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