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COME SARA' IL DOPO SCELLI ALLA CRI

Il giorno dopo l’ingresso ufficiale in politica di Maurizio Scelli e di “Italia di nuovo” ancora non si sa chi sostituirà al vertice della più vecchia associazione assistenziale italiana il commissario straordinario il cui mandato è ormai in scadenza

Roma - Alla Croce rossa per ora non si sbilanciano. Il giorno dopo l’ingresso ufficiale in politica di Maurizio Scelli e di “Italia di nuovo” ancora non si sa chi sostituirà al vertice della più vecchia associazione assistenziale italiana il commissario straordinario il cui mandato è ormai in scadenza. Scelli rimarrà comunque sino all’elezione del nuovo presidente, procedura che richiederà forse un paio di mesi. Quel che è certo, dicono alla sede di Via Toscana, è che Scelli non si candiderà. Non potrebbe farlo non essendo socio della Cri. Per essere eletti ci vogliono infatti almeno due anni di associazione attiva, requisito che permetterà a molti volontari di ambire alla carica di presidente che dovrebbe, una volta per tutte, chiudere il capitolo dei commissari straordinari di nomina governativa. Un passaggio che sarà chiarito solo dopo che il nuovo statuto, voluto da Scelli, sarà reso noto nei prossimi giorni. Sui nomi per ora c’è buio anche se si fa quello di Massimo Barra, attuale vicepresidente della Federazione internazionale della Croce rossa. Toccherà a lui, o a chi per lui, sanare anche i contenziosi aperti proprio da Scelli con il Comitato internazionale di Ginevra, che non digerì l’operazione Iraq, condotta dalla Cri con una scorta armata di carabinieri, in violazione delle norme di neutralità care all’associazione fondata da Henry Dunant.
Ma non sono solo queste le polemiche che accompagnano gli ultimi giorni di Scelli alla Cri. Le più calde sono tutte italiane. A parte quella con Costanzo (ieri Scelli gli ha chiesto di ospitarlo in Tv per spiegare le sue ragioni e Costanzo ha detto che lo farà) e a parte la presa di distanze di Valerio Fioranti (“Né Berlusconi, né Forza Italia, mi piaceva l’idea del volontariato lontano dalla politica) resta il fatto che la kermesse di Firenze è stata un mezzo flop. “Il movimento deve prendere benzina e il battesimo è assolutamente positivo. Non e’ il numero che conta. E comunque tanta gente mi ha chiamato ed è pronta ad aderire a questa iniziativa”, dice Scelli. Ma la sua idea di “ trasferire il potenziale del volontariato nelle stanze dei bottoni” non è piaciuto. Il portavoce del Forum del terzo settore Edoardo Patriarca ha commentato causticamente l’iniziativa di Scelli con Berlusconi, ricordandogli che ”il volontariato giovanile non s’improvvisa con una convention” ma nel radicamento sul territorio. Insomma l’uscita dalla Cri per Scelli assomiglia davvero a una via crucis.