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Gino Girolimoni, il "mostro" di Roma

La storia di Gino Girolimoni, vittima dell'ingiustizia.

Chi non ricorda il caso Gino Girolimoni, il “mostro di Roma”. Una storia assurda che nasce in piena epoca fascista in un groviglio di ipocrisie, di politica spregiudicata, il tutto sotto un’ombra inquietante: il Vaticano.
Siamo nel 1927, mese di maggio. Mentre Benito Mussolini definiva il suo programma politico, Roma è scossa dal terrore: otte bambine vengono violentate e uccise in un modo crudele e barbaro. L’ultima piccola vittima, Elisa Berni di appena 4 anni scompare dal quartiere Borgo. Il suo corpicino martoriato e violato viene poi ritrovato sul greto del fiume Tevere, sotto il muraglione della Lungana, nei pressi del Vaticano. La città è sconvolta ed invoca ad alta voce la cattura del “mostro”.

 

I primi sospetti cadono su di un sacrestano cattolico molto noto per i suoi gusti da pedofilo e su un prete anglicano inglese, Ralph Brydges, già accusato, secondo numerosi voci, di orrendi delitti a sfondo sessuale commessi all’estero, ma sempre graziato per le potenti protezioni di cui godeva. Nonostante questi due sospettati la polizia continua a brancolare nel buio. E Mussolini scalpita, convoca con urgenza l’allora capo della polizia, Arturo Bocchino. . Le prove a carico del sacrestano e del prete inglese non erano sufficienti ( i due poi si suicideranno anche per evitare il liciaggio della popolazione). Era necessario trovare immediatamente il colpevole. UN colpevole.

 

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