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Sulla rotta dei Saraceni

La costiera amalfitana vista dal mare. Un viaggio immaginario per ammirare le piccole preziose perle del mar Tirreno.

Navigando lungo la costiera amalfitana la prima sensazione che si prova è lo stupore. Le rocce, a strapiombo sul mare limpido ed azzurro, ricche di vegetazione, odorosa macchia mediterranea, piccole spiaggette di sabbia dorata, insenature con grotte dalle acque profonde e ghiacciate. Dall’alto, scrutando tra le rocce ecco che scopriamo  le antiche sentinelle del mare, le torri di avvistamento anti-pirata, che sembrano quasi guardarci e proteggerci. Stiamo navigando sulla Rotta dei Saraceni. E chiudendo gli occhi, lasciandoci cullare dalla fantasia, quasi ci sembra di sentire lo sciabordio dei remi delle antiche feluche, mentre a terra dalle torri si vedono brillare “li fochi”. Arrivano i pirati e le cittadine si difendono come possono. Tra una torre all’altra si lanciano segnali, si accumulano le pietre, mentre gli uomini si preparano all’attacco, le donne scappano sulle colline con gli anziani e i bambini. Tra le stradine degli antichi borghi eccheggia un solo grido “mamma li turchi”. Partendo dal porto di Salerno navighiamo verso Vietri sul Mare. Ad accoglierci l’antica torre della “Crestarella” così chiamata perchè, come una vanitosa sirena, si specchia nel mare cristallino. Quasi di fronte l’antico maniero affianchiamo due grossi faraglioni. Sono “I due fratelli”. Leggenda vuole che i due scogli ricordano il sacrificio di due pastorelli, appunto fratelli, che per salvare il loro armento precipitarono in mare e morirono annegati. Il buon Dio li trasformò in scogli per farli ricordare per sempre. Superati i faraglioni scompriamo la bella spiaggia della Marina vietrese. Sabbia dorata e soffice. Vietri sul Mare, antica Marcina, è ricca di storia con reperti storici risalenti all’epoca romana. Fiore all’occhiello è la sua pregiata ceramica ammirata in tutto il mondo. Continuamo il nostro viaggio e dopo un panorama mozzafiato delle colline che degradano dolcemente verso il mare, arriviamo a Cetara. cetara

                                                                                    

 

L’antico borgo ci accoglie nella sua verde conca di mare sovrastata dalla sentinella di epoca più recente rispetto alle sue “sorelle”. Il nome Cetara deriva dal latino “cetus” pesce ed è proprio la pesca la fonte principale del borgo di fieri pescatori ed indomabili navigatori. Inoltre, Cetara, con Salerno, possiede la flotta peschereccia di tonnare più grande d’Italia. Subito dopo Cetara c’è Erchie, una piccola frazione di Maiori. Il suo nome sembra che sia attribuito ad Ercole. Ammiriamo un’altra una antica sentinella, del tutto restaurata ed adibita ad abitazione privata. Purtroppo il piccolo borgo è stato devastato da costruzioni abusive in cemento armato e deturpata da una vecchia cava ormai in disuso da oltre 60 anni.Costeggiando dopo Erchie avvistiamo i ruderi di una piccola torre costruita su di un ancor più piccolo promontorio.E’ la torre del Tummolo dove leggenda vuole che raccolga le spoglie di Kheir-Eddin, detto il Barbarossa . Il feroce saladino morì durante una battaglia e i suoi fidati uomini lo vollero seppellire proprio nell’antica costruzione per fargli guardare per sempre il suo amato  mare.

Torre del Tummolo

 

 

Il nostro viaggio prosegue solcando le onde, continuando ad ammirare le possenti rocce a strapiombo sul mare. All’improvviso l’acqua diventa più azzurra segno di una notevole profondità. Lo specchio di mare è sovrastato da un costone enorme che sembra quasi lanciarsi verso il mare. Siamo a Capo d’Orso. Il suo nome deriva sia dalla forma della roccia che, vista da mare, sembra avere la figura di un grosso orso e dal rumore delle onde in tempesta quando si infraggono sui grossi massi che sembra un forte ruggito. Il viaggio continua e superato il promontorio chiamato dagli abitanti anche Capo di Vento essendo la gola molto profonda e ventilata, raggiungiamo Maiori. La cittadina si estende lungo un lungomare arricchito di palme ed aree attrezzate. Maiori deriva dal nome di un torrente, il Reginna Maior. Dopo poco incontriamo il piccolo borgo di Minori, che prende il nome dal torrente Reginna Minor.

 

Da non perdere una visita alla Villa Romana. Si prosegue. Il paesaggio diventa a tratti più selvaggio ed inaccessibile. Gli anfratti rubati alle rocce sono invitanti. Si intravedono gli ingressi di grotte raggiungibili solo dal mare. Tra di loro quella del Pennone dove gli antichi pescatori trovavano rifugio nelle notti di tempesta. Dai costoni ergono le orgogliose sentinelle del mare, alcune sono intatte, altre sono solo ruderi. Delle torri disseminate lungo le coste della Divina costiera non è mai stato fatto un preciso censimento. Alcune sono del tutto scomparse, altre inglomerate nei centri abitati, ed altre ancora vendute e diventate lussuose abitazioni. Tutte hanno una loro storia e tutte sono “collegate”tra di loro. Secondo il piano di fortificazione ripreso dal vicerè di Napoli, Don Perefan, le torre hanno la caratteristica di “guardarsi”. Erano sempre a vista l’una con l’altra. Tra le più grandi era stata realizzata una più piccola che serviva solo da tramite e breve soggiorno per i soldati. Tra di loro si “parlavano” scrutando il mare specialmente la notte, avvisavano gli abitanti se vedevano all’orizzonte arrivare le feluche dei pirati che tanto orrore e morte hanno seminato su tutta la Costa, accendendo i fuochi visibili tra le feritoie mentre le campane di tutte le chiese suonavano all’impazzata ad ogni allarme e avvistamento. Dopo una breve pausa e dopo aver ormeggiato la nostra barca ad un gavitello abbiamo raggiunto terra per gustare tutte le specialità che la costiera amalfitana offre: scialatielli, paccheri, fritture di pesce, tonno, pescespada, alici, dolci dai gusti irripetibili e il formidabile liquore limoncello, frutto delle sapienti mani delle donne che utilizzano le scorze dei limoni “sfusati” coltivati con estremo amore sotto i loro tipici teloni neri. Risaliamo a bordo. Raggiungiamo Atrani del tutto racchiuso in un “fazzoletto” di terra  ricco di storia.

 Amalfi

 

 A poca distanza c’è Amalfi. L’orgogliosa, magnifica, antica Repubblica marinara. L’atmosfera che si respira è unica ed irripetibile. Amalfi, racconta la leggenda, era una fanciulla bellissima amata da Ercole. Un immenso amore interrotto bruscamente dalla morte della fanciulla dai grandi occhi azzurri. Ercole allora la seppellì in quella terra, sulla spiaggia baciata dal mare più azzurro del mondo, bello ed intenso come i suoi occhi.

 

 

Non ci sono parole per descrivere Amalfi. Basta passeggiare tra le sue strette viuzze che si estendono come un ricamo ricco di merletti e balconi fioriti in un balenio di un bianco accecante e dopo si mischiano come in un mosaico tracce di architettura di diverse culture.A malincuore lasciamo Amalfi, i suoi colori, i suoi odori, il suo fantastico Duomo dedicato al santo evangelista Andrea. Siamo a metà viaggio e la rotta dei Saraceni offre ancora stupende scoperte. Secondo una discussione “storica” nel profondo mare dell’azzurra cittadina ci sarebbe una piccola atlantide. Una città sommersa intatta ed è bello immaginare, scrutando dalle onde appena increspate dal vento, di intravedere preziosi mosaici, navi, chiese intatte ricche dei loro ori ed altari. Sull’antica Repubblica amalfitana svetta la Torre dello Ziro, la sentinella del mare più antica dell’intera Costiera, con base a forma circolare, che versa purtroppo in un totale stato di abbandono. Non vorremo mai andare via ma, dobbiamo proseguire. Superati alcuni scogli dalle sembianze molte suggestive. il primo chiamato della Madonnina visto che sembra essere l’effige di una donna con in braccio un bimbo e quello dell’Amore dove, si racconta, era la meta preferita, via mare di giovani innamorati alla ricerca di un luogo appartato, raggiungiamo Conca dei Marini. L’atmosfera che si respira è indescrivibile. a pochi metri la famosa Grotta azzurra raggiungibile sia via mare che via terra e meta di migliaia di turisti. Ma non quella grotta il solo suo fascino. Conca dei Marini è solo un fazzoletto di spiaggia protetto dall’alto da roccioni, antiche e stupende chiese, nonchè lussuose ville dove hanno soggiornato “alti papaveri” provenienti da tutto il mondo come re, principi, principesse, attori dalla fama mondiale. A poca distanza dal minuscolo centro abitato c’è un piccolo promontorio che crea una insenatura dove l’acqua del mare diventa verde e profonda.

               conca dei marini

 

 

E’ Capo di Conca dove svetta la sua bella Torre. la sua baia è diventato il rifugio preferito di una balenottera e lo scorso anno gli abitanti e turisti che la aspettano l’hanno vista arrivare e sostare per tutta l’estate con il suo cucciolo.Le sorprese non finisco qui. Dopo Conca dei Marini, stretto in un anfratto quasi del tutto nascosto scorgiamo il Fiordo di Furore. Un piccolissimo borgo di poche casette che si aprono a ventaglio verso la collina. Qui il sole penetra a stento e l’arenile è occupato dai gozzi dei pescatori. Ultimamente l’antico rifugio, meta preferita di artisti come Anna magnani e Roberto Rossellini, è stato restaurato e riportato alle sue fattezze originarie con l’aggiunta di lampioni e panchine che hanno sostituito le vecchie barche e le reti sciorinate al sole ed ha perso molto del suo antico fascino. Ancora una baia, ancora una spiaggia: siamo A Praiano e la sua minuscola Marina famosa  perchè ospita discoteche riconosciute nel mondo come l’Africana. Anche i questo caso, nonostante la sua bellezza ancora mirabile, il borgo è stato soffocato dal cemento selvaggio. Il nostro viaggio continua e il panorama diventa sempre più selvaggio, unico, i costoni arrivano fino al mare, la macchia mediterranea in questo periodo è in piena fioritura e tra i cespugli odorosi spuntano le ginestre. La costa si snoda a volte dolce, a volte aspra ed inaccessibile. Stiamo per raggiungere la perla del Tirreno, Positano. Al largo si intravedono tre grossi isolotti. Sono “Li Galli” il rifugio tanto amato dal ballerino Rudolf  Nureyev deceduto dopo atroci sofferenze provocate da una terribile malattia: l’aids. E non vi spaventate se all’improvviso sentite delle voci, delle frasi, delle dolci musiche. E’ solo il vento che per un particolare fenomeno acustico trascina le voci dalla terra in alto mare, frasi, parole, canzoni lontane miglia e miglia. Per secoli i pescatori locali hanno creduto che quelle voci appartenessero alle sirene, le struggendi e crudeli creature marine che hanno ammaliato centinaia di navigatori. Tra il vero e solo leggenda, hanno raccontato di incontri straordinari con creature ancora più straordinarie, fatti raccontati tra un bicchiere di vino ed un bel piatto di zuppa di pesce serviti nelle trattorie locali scomparse da tempo. Positano sembra un presepe sospeso sul mare. Le sue bianche casette arrampicate sulla collina di squisito stile arabo, sembrano quasi disegnare un merletto unico al mondo. Positano è famosa nel mondo non solo per la sua suggestiva bellezza ma, anche per la moda e i prodotti artigianali.

 

 

Lucia Criscuoli

Tutte le foto presenti nella Fotogallery sono state realizzate da Lucia Criscuoli e possono essere scaricate ed utilizzate gratuitamente. Sarebbe preferibile citarene la fonte.

 

           

                                
 

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