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L'omicidio dell'armadio

Un omicidio che ha stupito tutti: Antonella Di Veroli è stata ammazzata e poi richiusa nell'armadio della sua camera da letto. Le ante incollate. Ancora un caso irrisolto ed un assassino libero.

Ha dell’incredibile l’assassinio di Antonella Di Veroli, conosciuto come l’omicidio “dell’armadio”. La commercialista di 47 anni ,nubile, consulente del lavoro viene trovata morta il 12 aprile 1994, nella sua casa di Roma, rinchiusa in un armadio con le ante sigillate da un collante. Era stata ammazzata da due colpi di pistola sparati a bruciapelo in fronte con una pistola calibro 7,65. L’assassino forse per attutire il rumore dello sparo, le aveva stretto un cuscino sul volto e poi le aveva rinchiuso la testa in un sacchetto di plastica. La donna indossava solo un pigiama azzurro ed era avvolta in un lenzuolo.

 

La porta non presentava alcun segno di forzatura: l’assassino aveva la chiave oppure Antonella lo conosceva ed aveva aperto  la porta. A dare l’allarme della scomparsa della commercialista i suoi familiari preoccupati per la sua assenza dal lavoro, non avendo sue notizie dalla sera dell’11 aprile alle 19,30. Si sono recati nella sua abitazione in via Domenico Oliva, 13. Nell’appartamento le luci erano accese e c’era un pò di disordine, ma della donna nessuna traccia. Alle 21 era arrivato anche Umberto Nardinocchi di 62 anni socio ed ex compagno di Antonella, accompagnato dal figlio e da un amico agente di Polizia. Niente, Antonella non c’è. Dove è finita, dove è andata e perchè?

 

Il giorno seguente la sorella della commercialista, alle 16, 30, con Nardinocchi, si sono recati di nuovo nell’appartamento e questa volta la donna è stata trovata: morta, atrocemente ammazzata e rinchiusa nel guardaroba. La sorella della vittima ricordava di aver già controllato l’armadio il giorno prima e di aver notato il forte odore di colla solo durante la seconda visita e la scoperta del corpo senza vita della congiunta. Le prime perizie non riuscirono nemmeno a stabilire l’ora della morte, parlando senza alcuna precisione del 10 o 11 aprile. Antonella Di Veroli era una donna ancora piacente, bionda e aveva scelto di vivere da sola da sette anni. Aveva un ottimo lavoro ed una florida posizione patrimoniale. Preoccupata forse per il suo futuro consultava molte cartomanti. 

 

Aveva avuto due relazioni, una con il suo socio Nardinocchi più grande di lei e la seconda, molto tormentata e tempestosa con un suo quasi coetaneo, Vittorio Biffini, 52 anni, di professione fotografo. E sono proprio i due ex compagni a finire nel mirino degli investigatori.Entrambi vengono sospettati per diversi moventi, entrambi vengono sottoposti al guanto di paraffina, entrambi hanno sulle mani tracce di polvere da sparo ed entrambi hanno una giustificazione.Intanto, l’attenzione si sposta sul fotografo Biffani al quale la donna aveva prestato 42 milioni di lire. Gli investigatori ipotizzarono che Antonella abbia richiesto indietro i suoi soldi per convincere l’ex amante a riprendere la loro relazione interrotta bruscamente e che lui non poteva onorare il debito. Per questo motivo l’aveva uccisa. Ma questa tesi non trova alcun riscontro. Nel corso delle indagini emergono altri particolari: le impronte digitali trovate sulle ante del guardaroba non appartengono a nessuno dei due uomini così come quelle su  di una tazzina da caffè ritrovata in casa della vittima; sulle braccia e sulle caviglie del cadavere sono state notate  tracce di graffi come se il corpo fosse stato trascinato per terra da almeno due persone. E poi perchè il suo corpo era stato richiuso dopo 10 ore dalla decesso. Dove era stato nascosto visto che sia i suoi familiari che tutte le persone entrate nell’appartamento lo hanno esaminato palmo a palmo? Forse a casa di un vicino? In un posto non conosciuto come, magari, un abbaino? Nessuno ha fatto indagini, nemmeno sulla eventuale presenza di tracce organiche lasciate fuori dall” alloggio.

 

I sospetti si spostano anche sulla moglie del fotografo. La donna, Aleandra Sarrocco, viene raggiunta da un avviso di garanzia per i reati di tentata estorsione e minacce. L’ ipotesi l è che la moglie tradita avrebbe tentato di estorcere ad Antonella altri soldi minacciandola di rendere pubblica la sua relazione con il marito Vittorio. Una brutta situazione che avrebbe potuto infangare l’immagine della esperta consulte del lavoro.  Ma la donna nega ogni cosa dichiarando di non aver mai conosciuto di persona Antonella Di Veroli, avendole solo parlato una volta al telefono quando aveva scoperto della relazione della commercialista con suo marito. E c’è anche un bizzarro particolare: Vittorio Biffani aveva un nullaosta di sicurezza che viene rilasciato agli agenti segreti. Il primo dicembre del ‘95 il fotografo viene rinviato a giudizio per l’omicidio della sua ex amante. Il processo dura solo due anni, le prove a suo carico e della sua eventuale complice erano talmente effimere che i due coniugi vengono completamente assolti. Assoluzione ribadita anche in Appello. Durante il processo di secondo grado furono anche dimostrate anche tutte le contraddizioni delle indagini e gli incredibili errori che hanno portato in aula due persone innocenti. La sentenza di Cassazione ha messo fine alla vicenda processuale confermando l’assoluzione.

 

Vittori Biffani è morto il 4 luglio del 2003. Allora, chi ha ucciso Antonella e perchè. Fino ad oggi il suo assassino non ha un volto e nemmeno un nome. Forse sono state trascurate molte piste tra le quali quelle che portano all’attività professionale della donna. Secondo il criminologo Francesco Bruno non si è trattato di un delitto passionale e il richiudere il cadavere nell’armadio è stato un gesto simbolico. Secondo i legali della vittima il nome del suo carnefice è sempre stato presente negli atti dell’inchiesta.
Ancora una donna crudelmente ammazzata ed ancora un caso insoluto.

 

Lucia Criscuoli

Nella foto Antonella Di Veroli. Fonte Internet

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