Questo sito contribuisce alla audience di

La presunta morte del bandito Giuliano

Lo scrittore Vincenzo Poma racconta la sua versione sulla morte del bandito Giuliano ritenuto, a torto o a ragione, uno degli artefici della strage di Portella della Ginestra

La “presunta” morte
di Salvatore Giuliano

La mattina fatidica del 5 Luglio del 1950, in un cortile di Castelvetrano, il “presunto” corpo di Giuliano viene trovato crivellato di colpi, in seguito, come recita la relazione del capitano dei carabinieri Perenze, ad un presunto conflitto a fuoco sostenuto dagli agenti del CFRB contro l’ormai leggendario e mitico Turiddu. Il corpo di Giuliano viene scoperto bocconi per terra, gamba destra leggermente piegata, la sinistra distesa, braccio destro lievemente arcuato, il sinistro parzialmente sotto il bacino, la testa piegata a destra poggiata sulla guancia sinistra, accanto il mitra che avrebbe usato per difendersi dall’agguato, i pantaloni malamente stretti alla vita con una cintura che salta alcuni passanti, una semplice canottiera, scarpe non proprio lussuose a quanto pare neanch’esse bene allacciate, senza orologio, senza quasi niente in tasca escluso forse un taccuino d’appunti, in sostanza un corpo vestito alla meno peggio e chiaramente “apparecchiato” per la stampa e i fotografi.

Tra tutti, però, non sfugge al giornalista Tommaso Besozzi un piccolo e allo stesso tempo gigantesco particolare: la canottiera era infatti inzuppata di sangue tra l’ascella destra (punto di entrata di alcuni proiettili) e le spalle, un dettaglio che subito apparve a dir poco “inquietante” al solerte inviato dell’Europeo, in quanto la misteriosa circostanza contraddiceva clamorosamente le leggi della gravità: il sangue cola verso l’alto e non verso il basso come ci si dovrebbe aspettare, un dettaglio che immediatamente fece comprendere a Besozzi che il cadavere in realtà era stato “depositato e aggiustato” in quel cortile ad esecuzione già avvenuta, non si sa quando. Il fatto che poi le braccia e i polsi di Giuliano presentavano abrasioni varie la diceva lunga sull’inattendibilità della relazione del capitano Perenze che aveva parlato di una sparatoria che si sarebbe protratta nelle strade di Castelvetrano per decine e decine di minuti. Il famoso giornalista andò ad intervistare alcuni abitanti di Castelvetrano i quali dissero al contrario di non avere sentito alcuna sparatoria, che si era trattato di una notte tranquilla.

Quando però sentì il racconto di alcuni vicini del cortile dove il corpo era stato sapientemente modellato per la folla apparentemente ignara, questi corressero i propri concittadini affermando che in realtà avevano sentito quella notte come un rumore di tegole smosse, quasi che qualcuno armeggiasse sopra un tetto e quindi due colpi secchi di arma da fuoco. Poi tutto si sarebbe tranquillizzato e la notte sarebbe proseguita nel silenzio più assoluto. C’è qualcosa che non quadra: se quel cadavere era davvero quello del famoso Turiddu, a quale scopo ordire tutta questa messinscena che persino un bambino avrebbe facilmente smascherata? Le cronache parlano di Pisciotta nella veste di traditore e assassino del suo capo, ucciso nel sonno quella notte tra il 4 e il 5 Luglio, ma è una tesi che non convince più nessuno; intanto perché alcuni studiosi e ricercatori sostengono che l’uccisione di Giuliano sarebbe avvenuta addirittura in un casolare alle porte di Monreale dopo che lo avrebbero addormentato con del sonnifero; in secondo luogo, ammesso e non concesso che Pisciotta si sia recato davvero a Castelvetrano, appare davvero inverosimile, vista la sagace e feroce sospettosità che aveva sempre mostrato Giuliano, l’ipotesi che questi si sia potuto addormentare accanto a colui che molti dei suoi informatori (tra cui addirittura ispettori di polizia, mafiosi, politici e persino magistrati) gli dipingevano come “traditore” e pronto ad ucciderlo: un uomo come Turiddu, che non aveva mai avuto fiducia in nessuno, eccetto per la madre venerata, credo non avrebbe esitato un minuto ad uccidere Pisciotta non appena se lo sarebbe visto presentare, per giunta di ritorno a quanto dicono le fonti da una vicenda che lo aveva visto fallire l’ordine del suo capo, un fallimento che certamente avvalorava le soffiate ricevute da Giuliano sul conto del suo luogotenente.

Tre altri piccoli ma inquietanti particolari mi spingono a propendere per l’ipotesi del “Giuliano vivo”: il rumore di tegole di cui parla Besozzi, che fa balenare l’ipotesi di entrata o fuga da una certa casa di persone o persona attraverso la copertura; l’ammissione dello stesso capitano Perenze secondo il quale quella notte Salvatore Giuliano sarebbe stato accompagnato da un gregario misterioso e mai identificato che avrebbe tenuto sul viso un berretto floscio (si sa che Giuliano soleva posizionare in questo modo il suo berretto) e infine il fatto che a quanto sembra non esiste uno studio approfondito sulla vera identità del corpo esanime composto nel cortile e quindi nell’obitorio di Castelvetrano, quasi ad avvalorare una sorta di congiura del silenzio per nascondere il dettaglio più terribile della presunta “uccisione” dell’imprendibile “Sire” di Montelepre. Alcuni libri parlano di riconoscimento formale del cadavere, mentre altri avanzano alcune perplessità.

Su questo punto persino Besozzi tace: come non pensare ad una qualche forma di censura del suo articolo che tanto scandalo aveva provocato, fino al punto che si racconta che qualcuno a quel tempo gli dava la caccia per assassinarlo? Infine, lui, l’ex Capo dell’Ispettorato di P.S. per la lotta al banditismo, Ciro Verdiani, colui che era stato estromesso dal suo incarico dopo la strage di Bellolampo del 19 Agosto del 1949 e sostituito, nella direzione del nuovo Comando Forze Repressione Banditismo (CFRB) istituito dal Ministro dell’Interno Scelba, dal colonnello dei carabinieri Ugo Luca, a quanto sembra appartenente ai servizi segreti italiani. Ebbene, raccontano le cronache che questo misterioso personaggio era in stretti rapporti col ministro Scelba, che dopo la sua estromissione dalla sua precedente funzione gli propone, subito accettata dall’interessato, la carica di Direttore generale dell’Ispettorato delle Frontiere con sede a Roma, un incarico molto delicato anche nell’evenienza di un già molte volte ventilato espatrio del celebre ricercato. Anche Verdiani, si dice, apparteneva a qualche apparato dei servizi segreti. Il ministro Scelba, in sostanza, sembra lo richiami per metterlo a giorno di certi segreti ancora caldi riguardanti la strage di Portella della Ginestra e per affidargli l’incarico di mettersi segretamente in contatto con Giuliano per vedere di spingere questi a stilare un o dei documenti che scagionino per sempre la politica dall’implicazione più o meno veritiera in questo evento criminoso avvenuto appunto nella piana di Portella il 1 Maggio del 1947.

Ciro Verdiani si presta al gioco (del resto non aveva mai digerito il suo licenziamento quale capo dell’Ispettorato antibanditismo) e comincia a intessere con Giuliano una fitta corrispondenza ancora avvolta nel mistero e addirittura mette in pratica veri e propri incontri a tu per tu con l’uomo più ricercato d’Italia, incontri avvenuti a Castelvetrano e forse in altri posti, durante i quali lo convince ad una pausa delle sue gesta in cambio di un allentamento dei feroci rastrellamenti già messi in opera dal suo collega Luca, che applica contro Giuliano la tattica della terra bruciata, facendo arrestare in circostanze rocambolesche diversi suoi gregari con l’ausilio determinante dei pezzi forti della mafia. Verdiani chiede comunque una contropartita, propone in sostanza a Giuliano di stilare alcuni memoriali (almeno due vengono scritti mentre un terzo rimane avvolto nella leggenda e non si è mai trovato) in cui dichiari che a meditare e a portare a termine la strage di Portella era stato solo lui senza alcuna motivazione politica esterna in lui instillata da individui insospettabili.

Giuliano sembra acconsentire ed in effetti scrive il primo documento che giunge tempestivamente a Viterbo proprio in coincidenza con l’inizio del lungo processo contro la sua banda. Ne scrive un altro ancora più stringente ad autoaccusatorio e a questo punto sembra che l’opera di Verdiani possa dirsi conclusa, ma questo non succede; Verdiani, nonostante tutto, continua ad alimentare con Turiddu una strana trattativa confidenziale che presto si trasforma in vera e propria amicizia, evidentemente ricambiata dal ricercato numero uno delle forze dell’ordine. Quest’amicizia giunge fino al punto che il nostro personaggio arriva persino ad informare Giuliano delle mosse del suo collega Ugo Luca, gli fa presente di prestare attenzione al suo luogotenente Pisciotta in odore di tradimento ed in sostanza, in ultimo, gli propone l’espatrio, una promessa che lui, in quanto Ispettore Capo delle Frontiere, poteva benissimo mantenere e portare in porto con relativa facilità. Tutto sembra pronto e del resto è risaputo che Giuliano, poche settimane prima di essere “soppresso”, si stava preparando alla sua “diplomatica” uscita di scena, mantenendo un comportamento assai guardingo ed in sostanza non uscendo più dal perimetro cittadino di Castelvetrano (dove abitava nella casa dell’avvocato De Maria ubicata proprio nel cortile in cui venne trovato assassinato), dove era risaputo esisteva un piccolo aeroporto abbandonato dalle forze aeree italiane e americane, capace di far decollare in qualsiasi momento un aereo con Giuliano vivo. A questo punto siamo ormai al 3 o 4 Luglio 1950, diversi testimoni raccontano di aver visto Giuliano vivo proprio il 4, senonchè quella sera arriva Pisciotta.

Tra questi e Giuliano c’è subito uno scontro verbale, il secondo accusa apertamente il suo luogotenente di volerlo tradire; Pisciotta, che effettivamente aveva avuto molti abboccamenti col la mafia e con Luca tesi a perdere per sempre il suo capo, si difende come meglio può e alla fine, stranamente, secondo le ricostruzioni fatte dalle cronache di allora, entrambi vanno a dormire nella stessa stanza al primo piano della casa dell’avvocato De Maria. Qui si sarebbe consumato nel sonno l’epilogo sanguinoso di Turiddu, ma per quanto precede non credo che Giuliano dormisse sonni tranquilli in quella notte afosa di Castelvetrano, sapendo di avere accanto il suo carnefice, a meno che la sua già nominata e proverbiale diffidenza si sia per sempre spenta in lui come neve al sole, un’evenienza che io sono portato a scartare in quanto Giuliano, pur ancora giovanissimo (appena 28 anni), era risaputo in possesso di un’intelligenza e di un intuito del tutto fuori del normale, tanto che nessuno credo aveva il coraggio di affrontarlo apertamente, neppure il più incallito mafioso, e del resto le cronache ci dicono che il Sire di Montelepre non aveva esitato ad uccidere tempo prima diversi capimafia che non avrebbero mantenuto alcuni impegni presi con lui.

Il resto è cronaca e l’abbiamo già accennato. Subentrano altri interrogativi questa volta leggendari ma sui quali non si è mai indagato a fondo: Giuliano avrebbe avuto un sosia che proprio quella sera sarebbe stato con lui. Questo spiegherebbe il rumore di tegole che quindi, in quest’ottica, potrebbe essere interpretato come la fuga del “vero Giuliano” attraverso i tetti delle case di Castelvetrano, mentre il suo omologo sarebbe stato lasciato in casa De Maria a confabulare con Pisciotta, che forse era all’oscuro di questo delicato dettaglio, come forse lo erano il colonnello Luca e il suo aiutante Perenze, in questo contesto “giocati” dunque dai “servigi” segreti di Verdiani. Pisciotta dunque spara davvero credendo di uccidere Giuliano, ma questi già sarebbe decollato indisturbato dall’aeroporto di Castelvetrano diretto fuori dai confini italiani. E’ una tesi certo molto ma molto ardita ma che viene tuttavia sostenuta da alcuni autori di libri che ho letto su Giuliano. Si tratta peraltro di una ipotesi forse inverosimile che del resto trova un ostacolo quasi insormontabile proprio nella morte “anomala” di Verdiani e di Pisciotta, il primo, recitano le cronache, “suicidatosi” o fatto suicidare nel 1952 e il secondo avvelenato nel 1954 nel carcere dell’Ucciardone di Palermo, due avvenimenti sinistri che effettivamente gettano un’ombra di forte incertezza sulla ricostruzione precedente.

Ma è proprio così? Perché proprio Pisciotta e Verdiani muoiono in circostanze tanto tenebrose? Non avevano forse entrambi prestato un grande servizio allo Stato, il primo accordandosi col colonnello Luca sulla neutralizzazione di Giuliano e il secondo lavorandolo ai fianchi nel tentativo di estorcergli dei segreti specialmente in riferimento alla strage di Portella della Ginestra, salvo poi divenirne un amico quasi affidabile e confidenziale? E allora perché avrebbero dovuto ucciderli (ad ogni modo la versione ufficiale sulla morte di Verdiani parla esplicitamente di “suicidio”), pur sapendoli in un certo senso “innocui”, specie a morte avvenuta del temibile ricercato di Montelepre? Può darsi che la mia risposta sia un po’ pregiudiziale e quindi forzata e fantastica, e tuttavia non deve stupire se oso affermare la tesi che entrambi questi due uomini di capitale e cruciale importanza nella storia dell’ultimo periodo di Giuliano potrebbero essere stati eliminati proprio a causa della loro “conoscenza” del segreto della messinscena della sua “presunta” uccisione, un segreto che, se rivelato, avrebbe avuto terribili conseguenze per lo Stato italiano, che sarebbe stato sbeffeggiato da tutte le Nazioni del mondo per il fatto di essersi accordato con un individuo che forse nascostamente aveva foraggiato per loschi intrighi politici.

In conclusione una piccola postilla, la spia certo leggendaria che segnala tuttavia che il garbuglio della fine di Giuliano resta tuttora avvolto nel più fitto mistero: sono passati ormai moltissimi anni da quell’oscuro 5 Luglio 1950 e giunge la morte della madre di Giuliano, Maria Lombardo; ebbene, si vocifera che alcuni abitanti di Montelepre abbiano visto un uomo strano con occhiali scuri scendere da una macchina, entrare guardingo nella casa di Giuliano, presenziare per qualche minuto nella stanza in cui era posta la deceduta e quindi sgattaiolare furtivo fuori, entrare nell’automobile e dirigersi verso l’aeroporto di Punta Raisi; si dice che qualcuno si metta a seguire l’enigmatico uomo per un lungo tratto ma poi ritornano sui loro passi……. Leggenda, mito, invenzione? Non lo so. Resta il fatto che la storia di Giuliano continua tuttora a far parlare ed ad alimentare la fantasia di coloro che non credono alla sua morte………

P.S. Ad ogni modo, quelle che precedono sono soltanto ipotesi e ricostruzioni cronacali basate su diversi autori di libri su Giuliano che ho letto e approfondito. Non si deve dimenticare comunque che molti documenti su Giuliano sono stati secretati fino al 2016.

VINCENZO POMA

Ultimi interventi

Vedi tutti