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Il mostro di Marsala

Era il 1971 quando, a Marsala in provincia di Trapani, scompaiono tre bambine: Ninfa, Virginia ed Antonella. Verranno ritrovate morte dopo alcuni giorni. Di questa strage viene accusato lo zio di Antonella, Michele Vinci che confesserà di essere lui il "mostro". A distanza di 25 anni restano ancora forti dubbi: l'uomo era solo? No. Troppi dettagli confermano la presenza di una complice. Perchè Michele Vinci ha sempre taciuto?

Il Mostro di Marsala.

Era il 21 ottobre del 1971 quando a Marsala in provincia di Trapani, tre bambine, Antonella Valenti di 11 anni e due sue cuginette, Virginia e Ninfa Marchesi, di nove e sette anni, svaniscono nel nulla. Erano le 13, 30 quando le tre piccole erano uscite di casa per accompagnare un’altra sorellina Marchesi, Liliana, che frequentava la scuola nel pomeriggio. La ragazzina entra in aula , ma le altre tre spariscono senza lasciare alcuna traccia. Volatilizzate. Antonella viveva con il nonno paterno, Vito Impiccichè, a cui era stata affidata dai genitori partiti a cercar fortuna in Germania. Non vedendo la bambina rientrare l’uomo intuisce che era successo qualcosa di grave. Ben presto la notizia raggiunge ogni angolo del paese ed inizia una maxi ricerca tra i campi. Nessun risultato. Il giorno dopo le ricerche continuano e alle stesse partecipano 1.500 persone, oltre ai poliziotti e a 250 soldati. Delle tre bambine nessuna traccia. Vengono passati al setaccio vecchi casolari ed immobili in costruzione. Tutto è inutile. Passano i giorni, ma nonostante le ricerche certosine delle tre bambine nessuna traccia. Nessuno ha visto niente, nussuno sa niente.

 

All’improvviso spunta, dopo due giorni, un primo testimone, un benzinaio, Hans Hoffman, che dichiara di aver visto un giovane sui 30 anni alla guida di una auto Fiat 500 di colore blu con a bordo delle bambine che agitavano le mani spaventate. Il caso viene affidato al giudice Cesare Terranova che non crede molto a questa testimonianza, ma la fa diffondere dalla stampa. Le ricerche continuano e i volontari aumentano sempre più fino a contarne oltre 3 mila. Il 26 ottobre la triste e sconvolgente scoperta. Un operario trova nei pressi di una scuola in costruzione in aperta campagna il corpicino straziato di Antonella Valenti. Un ritrovamento ancora più sconvolgente: il cantiere era stato passato al setaccio pochi giorni prima dal ritrovamento, quindi, il cadavere era stato nascosto dopo le ricerche.

Dove era stata segregata Antonella prima di essere ammazzata? Da chi e, principalmente, perchè? La bocca della ragazzina era chiusa da un nastro adesivo (questo sarà un particolare decisivo per le indagini che inchioderanno il compevole, ma che aprirà spiragli sulla presenza di un complice). Si diffonde la notizia che la bambina era stata prima violentata e poi ammazzata. Ma i medici stabilirono che Antonella non era stata violentata e non aveva subito violenze sessuali, era rimasta in vita per almeno tre giorni cibandosi di pane e salame. Dove? E chi le procurava il cibo? Causa della morte soffocamento. Avvisati della morte della loro bambina i genitori di Antonella, Leonardo e Maria Valenti tornano in Italia. Sarà proprio la traccia del nastro adesivo a spostare le indagini su di una nuova pista. Ma gli abitanti di Marsala sono disperati e solo per fortuna un giovane rappresentante e rivenditore di nastri adesivi si salva dal linciaggio della folla: vende gli adesivi e guida una Fiat 500 , ma il suo colore è chiaro, non blu comne descritto dal benzinaio.

 

Dopo alcuni giorni dalla testimonianza il benzinaio ritrova la sua sede devastata da una feroce sassaiola. Perchè? Le indagini continuano. Il magistrato è ben deciso a controllare ogni minimo dettaglio. Vengono ispezionate le fabbriche di nastri adesivi, vengono studiati i movimenti e le abitudini di tutti i dipendenti. Vengono ascoltati tutti i parenti delle bambine scomparse. Parenti serpenti. E sarà uno zio della piccola Antonella a cadere in contraddizione su i suoi movimenti di quel maledetto 21 ottobre. E’ Michele Vinci, zio di Antonella, che dichiara che all’ora della scomparsa delle bambine era a casa, a pranzo con la moglie. ma non era vero. A confermarlo proprio sua moglie: a quell’ora Michele non c’era.L’uomo viene sottoposto a pressanti interrogatori e alla fine confessa: era lui il mostro. Lui aveva rapito le bambine, lui si era disfatto di Ninfa e Virginia Marchesi gettandole vive in un pozzo di 30 metri di profondità, lui aveva rapito Antonella e l’aveva rinchiusa in un casolare per alcuni giorni dandole da mangiare pane e salame e cibo in scatola. E lui l’aveva soffocata col nastro adesivo. Perchè?Michele Vinci non era un pedofilo. Era una persona “normale”ed amava quella nipotina e lei amava lui. Solo uno zio affettuoso e cordiale. E allora perchè l’ha uccisa? Non si saprà mai.

 

Perchè questo scempio contro tre piccole donne innocenti? E sarà Michele Vinci a far scoprire i corpicini delle altre 2 bambine morte per sete, fame, ed atroci sofferenze dopo essere state gettate vive in un pozzo lungo 30 metri in una campagna abbandonata. Perchè? Forse avevano visto troppo? Nessuna delle tre vittime aveva subito violenze sessuali. Allora perchè Michele Vinci le ha uccise? I cadaveri delle sorelline Marchesi verrano ricuperate il 9 novembre, 19 giorni dopo il loro rapimento. Nel corso dell’interrogatorio, ormai messo alle strette, Michele spiegherà che “non ho gettato le bambine nel pozzo, non le volevo uccidere, sapevo che sul fondo c’era dell’erba, ho detto loro solo di saltare dentro. L’erba avrebbe attutito la loro caduta” Ed aveva ragione. Ninfa e Virginia sono rimaste vive, agonizzanti fino al loro ritrovamento ormai morte dopo atroci sofferenze. Nel pozzo della vergogna vengono trovate segni di unghiate sulle pareti del pozzo. Si ritrovano anche pezzetti di unghie di bambine, sanguinanti. Sembra un film Horror degno di Dario Argento. E invece era la triste realtà. Le bambine avevano cercato di scalare il pozzo per poter uscire. La prima a morire è la più piccola, Ninfa, di non ancora sette anni. Il suo coprpo viene trovato in avanzato stato di putrefazione. La sorella Virginia le era accanto ed ha assistito alla tremenda agonia della sua sorellina, impotente. Dopo qualche giorno anche lei era morta.

 

Ma perchè Michele Vinci ha ucciso quelle bambine innocenti? Dalle indagini spunta una figura inquietante: Franco Nania, professore di 43 anni, diventato famoso per una sua particolare invenzione. Il professore è il fratello del proprietario della fabbrica dove lavora Michele vinci e lui, il professore, era innammorato pazzo della mamma della piccola Antonella che l’aveva sempre respinto- racconta lo zio della bambina durante il processo. Sempre durante il processo Michele Vinci afferma che era stato ricattato da Franco Naia che voleva “punire” con il rapimento della bambina, quella donna tanto amata e tanto odiata e lui, per non perdere il posto, aveva ubbidito. Si scava nella vita del professionista . Ma a suo carico non emerge nulla. Nulla del suo insano sentimento per una donna che non lo ricambiava. Nulla. Franco Naia è un uomo tranquillo. Nulla e niente lo può far sospettare come mandante di un atroce reato: il rapimento e l’uccisione di una bambina di appena 11 anni. Il professore viene del tutto scagionato.

 

Inizia il processo a carico di Michele Vinci. Nonostante le sue dichiarazioni di accusa nei confronti di Naia il procedimento continua. Nel 1975 il pubblico ministero è Ciaccio Montaldo, massacrato poi dopo qualche anno dalla mafia. Al termine del processo Michele Vinci viene condannato all’ergastolo. Ma c’è qualcosa, un dettaglio, che crea sconcerto: sul nastro adesivo utilizzato per soffocare la bocca della piccola Antonella gli investigatori trovano una ciocca di capelli. Dopo scrupolosi esami dell’epoca che non potevano utilizzare l’esame del Dna, si scopre che quei capelli erano di una donna adulta, non erano  della povera bambina. Di chi sono? Una complice? E perchè Michele Vinci ha sempre dichiarato di aver agito da solo? La voleva proteggere scaricando tutta la colpa solo su se stesso? Dopo la Cassazione Michele Vinci viene condannato a 29 anni.

 

Dal 2002 vive libero in provincia di Viterbo.
Solo lui conosce la verità su questa terribile storia che vede tre vite distrutte di piccole donne condannate a non vivere e morte senza alcuna colpa, senza un vero movente. Chissà se un giorno il “mostro di Marsala” racconterà veramente la verità.

 

Lucia Criscuoli

 

Fonti internet: http://www.pagine70.com/

                         http://www.misteriditalia.com/altri-misteri/

 

Foto: Scorcio di Marsala fonte internet

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