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L'omicidio del bitter

Un tranquillo uomo, un veterinario, una donna ancora giovane ed appassionata. Un omicidio commesso in modo incredibile: solo una innocente bibita analcolica, un bitter.

L’OMICIDIO DEL ‘BITTER’.
Era il 24 agosto del 1962 quando fu recapitata questa lettera: “Egregio signore, le inviamo un campione del nostro nuovo bitter che lanceremo sul mercato. Che ne dice? Sappiamo che lei è persona capace e attiva, pertanto vorremmo offrirle l’esclusiva per tutta la provincia di Imperia”.

Tranquillo Allevi, un uomo di 50 anni con moglie e due figli pensò che con quella lettera giunta improvvisamente fossero finiti tutti i suoi problemi economici.Con due amici, il giorno stesso, sorseggiò quell’aperitivo giunto per posta, non dando peso a quell’improprio tappo di sughero posto al di sotto di quello regolamentare. I due amici si salvarono con una robusta lavanda gastrica, ma lui morì tra atroci sofferenze.

Dentro alla boccetta, mescolato con il bitter i medici trovarono una grossa quantità di stricnina. Le indagini portarono ad una importante pista: la moglie della vittima, Renata Lualdi, più giovane del marito di 13 anni, aveva avuto in passato una burrascosa relazione clandestina con un certo Renzo Ferrari, veterinario e vice sindaco di Barengo, un piccolo borgo in provincia di Novara dove allora viveva la famiglia Allevi. Venuto a conoscenza di quella tresca, il marito, nella speranza di porre fine alla squallida vicenda che tutti ormai conoscevano e per salvare di fatto la famiglia, aveva deciso così di trasferirsi in Liguria ad Arma di Taggia, ed è lì che venerdì 24 agosto la postina consegnò quell’insolito pacco.

Renzo Ferrari pertanto fu convocato in questura, dopodichè, messo alle strette e caduto in diverse contraddizioni fu arrestato. Durante le indagini venne alla luce un fatto che praticamente lo avrebbe inchiodato alle sue responsabilità: alcuni giorni prima infatti, aveva comprato in una farmacia di Milano alcune fiale di stricnina: “Erano per curare alcuni animali”, dichiarò il veterinario. Ma anche la lettera inviata lo incastrò, poichè la carta proveniva dal Comune di Barengo e la stessa missiva era stata scritta proprio con una macchina di quegli uffici. Nel processo poi, impietosamente vennero alla luce particolari umilianti sulla condotta della moglie, come quando la vittima, sorpresi gli amanti in riva ad un fiume, si allontanò non visto dalla scena portandosi via gli indumenti dei due.

“Quella donna non l’amo” disse spavaldo l’accusato durante il processo. “Mi piace solo fisicamente e niente più”. Ritenuto colpevole dell’omicidio di Tranquillo Allevi, Renzo Ferrari fu condannato all’ergastolo. “Sono innocente! ” urlò alla lettura della sentenza. “Ricorrerò in appello per dimostrare la mia innocenza”, l’Appello confermò la prima condanna.

Lucia Criscuoli

Fonte: http://gericus.blogspot.com/2006/09/il-delitto-del-bitter-1962.html

Nella foto: Renzo Ferrari e Renata Lualdi durante il processo

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