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La strage di donne a Ciudad Juarez.

Ciudad Juárez costituisce un caso grave e insolito di violenza contro le donne. Sono già più di 430 le donne assassinate e oltre 600 quelle scomparse dal 1993. Il punto della situazione, sulla terribile scia di sangue, del giornalista Michele Cinque.

La strage di donne a Ciudad Juárez

Le vittime sono quasi tutte giovani (di età compresa tra i 15 e i 25 anni),
carine, magre e con i capelli lunghi. Tutte provenivano da famiglie povere e
molte tra loro non erano originarie di Ciudad Juárez. Alla ricerca di migliori
condizioni di vita, vi erano arrivate per lavorare come operaie in una delle
numerose fabbriche di subappalto per l’assemblaggio di prodotti per
l’esportazione (maquiladoras) che si trovano nella città. Altre erano impiegate,
domestiche, studentesse, commesse, segretarie, etc.

Nella maggior parte dei casi, i corpi ritrovati portano le tracce delle violenze
estreme subite: stupro, morsi ai seni, segni di strangolamento, pugnalate, crani
fracassati. Spesso il viso appare massacrato e irriconoscibile e in alcuni casi
il corpo bruciato. Alcuni cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro
cittadino, altri abbandonati nei fossati, tra terreni incolti in mezzo al
deserto e, solo raramente, sepolti in modo approssimativo e frettoloso. Il modus
operandi degli assassini riprende quello dei serial killer: tutte le donne sono
state uccise in luoghi diversi da quello in cui è stato rinvenuto il loro
cadavere, a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane e la
tipologia delle sevizie è sempre la stessa.

Prima del 2001, i cadaveri delle vittime violentate e strangolate venivano
sempre ritrovati, ma da quando le inchieste si sono moltiplicate, i corpi hanno
cominciato a scomparire nel nulla. Le associazioni hanno calcolato che le donne
scomparse sono circa 600 oltre ai cadaveri ritrovati sono poco più di 400.
Far scomparire i corpi delle donne assassinate è diventata una specialità della
criminalità locale. Il sistema abituale si chiama «lechada», un liquido
corrosivo composto di calce viva e di acidi, che scioglie rapidamente la carne e
le ossa senza lasciare traccia. «Nessuna traccia», è la parola d’ordine. Ridurre
al nulla, cancellare, far scomparire completamente, sono le parole chiave.
Per tutte le donne, Ciudad Juárez è diventato il luogo più pericoloso del mondo.

Da nessuna parte, neppure negli Stati uniti dove pure i serial killer non
mancano, le donne sono così gravemente minacciate.
(1) Le statistiche disponibili sul numero di donne assassinate e scomparse a
Ciudad Juárez sono spesso contradditorie. Esistono degli scarti consistenti tra
le statistiche ufficiali del governo messicano e quelle degli organismi di
difesa dei diritti umani.

Dal 1998, diverse organizzazioni di difesa dei diritti umani si sono recate a
Ciudad Juárez per esaminare la situazione in riferimento ai crimini sistematici
commessi contro le donne dal 1993. Dopo la visita, la maggior parte di loro ha
formulato delle raccomandazioni. Quella che segue è la cronologia di alcune di
queste visite:

1998 : la Commissione nazionale dei diritti umani (CNDH) del Messico fece una
prima inchiesta sulla morte di 81 donne a Ciudad Juárez. Al termine, emise la
Raccomandazione 44/98 in cui si affermava esplicitamente che numerosi gradi
governativi si erano resi colpevoli di negligenza. Si rimproverava anche alle
autorità di considerare le morti come degli avvenimenti isolati e si richiedeva
che venissero condotte inchieste anche contro l’ufficio del procuratore dello
stato di Chihuahua.

1999: la Relatrice speciale per le esecuzioni extragiudiziarie, sommarie o
arbitrarie della Commissione dei diritti dell’uomo dell’ONU soggiornò dal 12 al
14 luglio presentando il suo rapporto a novembre dello stesso anno.

2001 : il Relatore speciale sull’indipendenza dei magistrati e degli avvocati
della Commissione dei diritti dell’uomo dell’ONU soggiornò dal 13 al 23 maggio e
presentò il suo rapporto nel gennaio 2002.

2002 : la Relatrice speciale della Commissione interamericana dei diritti
dell’uomo per i diritti delle donne dell’OEA (Organizzazione degli Stati
americani) si recò a Juárez dall’11 al 13 febbraio. Il suo rapporto, reso
pubblico nel marzo del 2002, s’intitola : « Le donne di Ciudad Juárez (Messico)
e il diritto alla protezione contro la violenza e la discriminazione ».
2002 : il 28 novembre, la Direttrice esecutiva del Fondo di sviluppo delle
Nazioni unite per le donne (UNIFEM) si recò a Ciudad Juárez.

2003 : la Relatrice sulla violenza contro le donne della Commissione dei diritti
dell’uomo dell’ONU soggiornò a Ciudad Juárez in luglio.
Ugualmente, nel luglio dello stesso anno, Amnesty International fece
un’inchiesta sugli omicidi e la sparizione delle donne. Il suo rapporto, reso
pubblico nell’agosto 2003, s’intitola : « Messico : assassinii intollerabili. Da
dieci anni a Ciudad Juárez e Chihuahua, delle donne vengono rapite e assassinate
».

Infine , nel settembre 2003, un gruppo di esperti (6) dell’ufficio delle Nazioni
Unite contro la droga e il crimine, si recò in Messico per collaborare alle
indagini a sostegno della polizia della città.
2004 : La Commissione del Quèbèc di solidarietà con le donne di Ciudad Juárez si
recò in Messico nel mese di febbraio e pubblicò il suo rapporto nell’Aprile
dello stesso anno presentando una sintesi dettagliata degli incontri realizzati
con vari rappresentanti sia delle autorità locali che dei gruppi della società
civile.

Ciudad Juárez : città di frontiera, zona franca industriale, città violenta
Ciudad Juárez è una città di frontiera che conta circa un milione e mezzo di
abitanti ed è situata in una regione desertica dello stato di Chihuahua al
confine con gli Stati Uniti, a quattro chilometri da El Paso, Texas. Juárez
sorge sulla linea di 3.500 Km di frontiera che separa il mondo sviluppato dal
mondo in via di sviluppo: la sola frontiera al mondo ad avere questa
particolarità.
Ciudad Juárez attira le popolazioni povere degli stati dell’interno che arrivano
a centinaia ogni mese alla ricerca di un lavoro o per tentare di attraversare il
confine. Si stima che il 35% della popolazione economicamente attiva di Ciudad
Juárez sia costituita da emigrati, sia uomini che donne.

Dopo la firma dell’ALENA, Ciudad Juárez è diventata la più importante zona
franca industriale di tutto il Messico. Nel 2003, c’erano 269 maquiladoras e 197
000 lavoratori e lavoratrici (2). Secondo le statistiche ufficiali nello stato
di Chihuahua, le donne occupano il 48,3% dei posti di lavoro disponibili e hanno
in media tra i 20 e i 22 anni ma si trovano anche delle minorenni (in Messico
l’età legale per lavorare è 16 anni).
A Juárez, il costo della vita è paragonabile a quello di El Paso e i salari
nelle maquiladoras non superano in media i 4$ US al giorno per dieci ore di
lavoro. Nel 2003, il 18% della popolazione viveva nella povertà più estrema, il
22% non aveva un servizio d’acquedotto e il 14% viveva senza acqua potabile. I
nuovi arrivati si ammassano nelle bidonvilles costruite nella periferia della
città, istallandosi su terreni incolti che appartengono spesso a grandi
proprietari terrieri.

Nel 2000, c’erano 312 stabilimenti che offrivano 255 500 posti di lavoro.
Diverse multinazionali scelgono oggi l’America centrale e la Cina dove i salari
sono ancora più bassi. La chiusura delle fabbriche ha innalzato il tasso di
disoccupazione da meno dell’1% nel 2000 al 3% nel 2003.
La crescita incontrollata della città è avvenuta senza uno sviluppo parallelo
delle infrastrutture e dei servizi. Le maquiladoras attingono da questo stesso
bacino di popolazione impoverita la mano d’opera di cui hanno bisogno ma non
partecipano in nessun modo allo sviluppo della città malgrado tutti i vantaggi
(fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari bassi) di cui beneficiano.

Un lavoro ingente sarebbe necessario e parecchie risorse finanziare dovrebbero
essere stanziate solo per asfaltare le strade che ancora non lo sono (il 44%),
senza contare l’illuminazione spesso insufficiente e l’organizzazione dei
trasporti pubblici. Anche il sistema di trasporto destinato agli operai delle
maquiladoras non è sicuro. Non sorprende il fatto che molte ragazze scompaiano
all’alba o la notte, all’uscita dal lavoro e anche in pieno giorno senza che
nessuno se ne renda conto.
Ciudad Juárez è una città violenta. Accoglie dal 1993, il cartello di
narcotraficanti più potente del Messico. Attraverso Juárez transita l’80% della
cocaina proveniente dalla Colombia e destinata al mercato americano. I
narcotraficanti non hanno nessuna difficoltà a reclutare dei trasportatori che
ricevono molto più denaro di quanto non potrebbero guadagnare sul mercato del
lavoro formale.

A Juàrez sono presenti più di 500 bande di strada che si dedicano ad attività
criminali di ogni genere e spesso impongono ai nuovi membri lo stupro di una
giovane ragazza per essere ammessi nel gruppo. I regolamenti di conto tra bande
di strada rivali fanno registrare ogni giorno decine di vittime.
In questa città, in cui il predominio maschile caratterizza ogni livello
dell’organizzazione sociale, la violenza verso le donne si esprime tanto
nell’ambiente domestico quanto in quello lavorativo.

Le statistiche redatte dal Centro di crisi di Juárez, Casa Amiga, indicano che
il 70% delle donne che vi si rivolgono per cercare aiuto sono state picchiate
dai loro mariti, mentre il 30% lo sono state da qualcuno che conoscevano. Nel
solo 2001, sono state presentate 4 540 denunce per stupro (12 al giorno).
Ugualmente, le molestie sessuali e le minacce di licenziamento da parte dei
supervisori e dei proprietari delle maquiladoras alle donne che rifiutano le
loro avances sono un fenomeno corrente. La povertà aumenta la vulnerabilità
delle giovani donne. La violenza che regna a Juárez sembra essere quindi il
risultato di un insieme di fattori. Le statistiche nazionali del 1998
classificano Ciudad Juárez come la città più violenta di tutto il Messico.
Contesto politico e amministrativo

Il Messico è una Federazione composta da 31 stati e da un distretto federale
(Città del Messico).
Così come la federazione e il distretto federale, ciascuno degli stati ha una
costituzione propria e dispone di un sistema esecutivo, legislativo e
giudiziario proprio. Ciascuno dei 31 stati è suddiviso in un certo numero di
amministrazioni comunali dotate a loro volta di un proprio potere esecutivo
eletto.
In Messico ci sono diverse forze di polizia, ciascuna corrispondente a una delle
diverse entità amministrative quali la Federazione, gli stati, il distretto
federale e le amministrazioni comunali. Dall’inizio del mandato del presidente
Vicente Fox, tutte le questioni legate alla sicurezza pubblica nazionale sono
competenza del ministero della Sicurezza pubblica. La struttura fondamentale di
questo ministero è l’Ufficio del procuratore (la Procuraduría General de la
República – la PGR). In ciascuno dei 31 stati si trova una Procuraduría General
de Justicia del Estado (PGJE).

Riguardo al funzionamento di questi organismi la Commissione interamericana dei
diritti dell’uomo ha denunciato l’assenza di autonomia strutturale degli Uffici
del procuratore rispetto al potere esecutivo federale ed ha richiesto al governo
messicano di modificare questo stato di fatto.
La mancanza di coordinazione tra i corpi di polizia costituirebbe, secondo
alcuni, la causa principale dell’elevato tasso di criminalità a Juárez.
Stupisce, però, la perfetta convergenza tra i diversi gradi governativi, nel
minimizzare il numero di omicidi e nel considerare le vittime le vere
responsabili “perché passeggiavano in luoghi bui e indossavano minigonne o altre
mises provocanti…” come affermò Barrio Terrazas quando era governatore dello
stato di Chihuahua. In realtà la vera causa dell’aumento dei delitti sembra
risiedere nell’intreccio tra impunità e negligenza del governo federale.

Diverse testimonianze indicano che gli assassini sarebbero stati protetti, in un
primo tempo, dai poliziotti di Chihuahua. Successivamente avrebbero beneficiato
di appoggi negli ambienti del potere legati al traffico di droga. Alla fine del
1999, alcuni cadaveri di donne e bambine furono ritrovati vicino ai ranch di
proprietà di trafficanti di cocaina. Tale coincidenza sembrava stabilire un
legame tra gli omicidi e la mafia del narcotraffico, a sua volta legata alla
polizia e ai militari. Ma le autorità rifiutarono di seguire questa pista.
La strategia dei diversi governatori per «risolvere» gli assassinii seriali di
donne a Ciudad Juárez ha portato a una sequela di manipolazioni e
dissimulazioni, che in sostanza incolpavano degli innocenti. Un’altra strategia
utilizzata è stata l’eliminazione di chi prendeva le difese dei falsi colpevoli.
Diversi avvocati e talvolta i loro familiari, sono stati assassinati o hanno
subito attentati, numerosi giudici, procuratori, giornalisti hanno ricevuto
minacce di morte per costringerli ad abbandonare le inchieste sugli omicidi
delle donne.

Ma, più di tutto, questa vicenda oscura rivela l’onnipotenza dei
narcotrafficanti, i legami tra ambienti criminali e potere economico e politico.
Molte testimonianze dimostrano che alcuni omicidi di donne sono commessi durante
orge sessuali da uno o più gruppi di individui, fra cui alcuni assassini
protetti da funzionari di diversi corpi di polizia, in combutta con personaggi
altolocati, a capo di fortune acquisite per lo più illegalmente, grazie alla
droga e al contrabbando, e la cui rete d’influenza si estende come una piovra da
un capo all’altro del paese. Per questo motivo questi crimini efferati godono
della più completa impunità. Secondo alcune fonti federali, sei importanti
imprenditori di El Paso, del Texas, di Ciudad Juárez e di Tijuana assolderebbero
sicari incaricati di rapire le donne e di consegnarle nelle loro mani, per
poterle violentare, mutilare e infine uccidere. Il profilo criminologico di
questi omicidi si avvicinerebbe a quello che Robert K. Ressler ha definito
“assassini per divertimento” (spree murders). Le autorità messicane sarebbero da
molto tempo al corrente di tali attività e rifiuterebbero di intervenire. Questi
ricchi imprenditori sarebbero vicini a certi amici del presidente Vicente Fox e
avrebbero contribuito ai finanziamenti occulti della campagna elettorale che ha
portato Fox alla presidenza del paese, mentre Francisco Barrio Terrazas, ex
governatore di Chihuahua diventava suo ministro. Questo spiegherebbe perché
nessun vero colpevole ha mai avuto fastidi con la polizia dopo la morte di oltre
400 donne.

Fonti utilizzate
Rapport de la Commission québécoise de solidarité avec les femmes de Ciudad
Juárez – aprile 2004
La strage di donne a Ciudad Juárez di Sergio Gonzáles Rodriguez
La città della morte di Manuela Castellani
Messico : assassinii intollerabili. Report di Amnesty International, Agosto 2003

MICHELE CINQUE-Giornalista

da:http://michele5.blogspot.com/?pag=Un+Blog+per+Positano

Commenti dei lettori

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  • deutz66

    20 Jun 2010 - 18:20 - #1
    0 punti
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    ho visto il film e ho cercato un’articolo che potesse essere correlato…..la corruzione non ha limiti,ed in ogni stato c’è un forte connubbio tra politica e poteri illegali paralleli,quando l’uomo non sa frenare il suo istinto egocentrico e vede nell’altro solamente un fine per le sue perversioni si diventa bestiale…tanto peggio se la cosa assume una portata di un certo livello sociale…bravo al giornalista di questo articolo..

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