
“Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi che Allah non ama coloro che eccedono. Uccideteli ovunque li incontriate, scacciateli da dove vi hanno scacciati”
(Corano, 2,190-91)
In questo forte passo coranico troviamo le chiavi per interpretare l’ideologia del gihad soprattutto alla luce degli avvenimenti terroristici internazionali.
Certamente, leggendolo una prima volta, il testo può far scaturire idee ostili verso l’islam ed i musulmani poichè vi si incita alla guerra contro “coloro che vi combattono” identificabili con l’occidente e con le potenze “invasori” dei territori islamici. In realtà le cose non stanno esattamente così. Precisiamo il significato della parola gihad: sforzo.
Si avete letto bene, sforzo. Intendibile in vari modi, specificati dal Corano: significa anche “sforzo militare” ed è in quest’ottica che ne parlerò qui. La traduzione di “guerra santa” è l’estensione di “sforzo militare”, infatti è scritto nel Corano: “vi è stato ordinato di combattere, anche s enon lo gradite” (2,216). Quindi nel momento in cui la comunità islamica è attaccata, ha il diritto di difendersi possiede cioè il diritto di legittima difesa quando si verificano maltrattamenti, ingiustizie, oppressioni, prevaricazioni nei confronti di musulmani. Dice ancora il Corano: “coloro che si difendono quando sono vittime dell’ingiustizia” (47,39).
Come abbiamo visto nel passo iniziale, Allah non ama gli eccessi quindi la guerra va condotta seguendo precise regole: innanzitutto, essa ha carattere difensivo, cioè l’Islam non attacca se non è attaccato. Inoltre è vietata la crudeltà, diceva infatti il Profeta: “non uccidete donne, bambini e anziani” e “i credenti sono più umani anche negli scontri più crudeli”.
Quando la comunità decide di attaccare, le ostilità devono cessare al più presto. I fedeli che vi partecipano sono chiamati mugiahidun, ”combattenti” (verbo giahada, stessa radice di gihad) e godono di una massima considerazione in questa vita e nell’altra.
Insomma il gihad è la lotta per il bene, il trionfo della parola di Allah e deve essere svolto in maniera non violenta; anzi, è consigliabile per qualsiasi musulmano svolgerlo pregando e digiunando, ossia rispettando i dogmi dell’Islam, senza scendere in atti di violenza che screditano la religione.
Fonte: Il Corano, a cura di H. Piccardo, Newton edizioni.

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