
Essenziale parte del messaggio del Profeta sono le verità escatologiche, ossia concernenti l’aldilà e la visione di Dio. Consistono in sei pilastri:
i) la resurrezione della carne. In effetti il Corano (XXXVI, 78-79) afferma chiaramente che “Colui che ha fatto germinare già prima” le ossa le farà “risorgere” quando saranno diventate “polvere putrida” con chiarissima allusione a Dio. La resurrezione è per l’isl m una nuova creazione, ossia dalla “polvere putrida” in cui si riduce il corpo umano avverrà una nuova creazione che ci porterà dinanzi a Dio nel giorno del Giudizio. È interessante notare che la teologia ortodossa islamica non ammette la resurrezione dell’anima separata dal corpo (come invece ammettiamo noi) ma li fa risorgere insieme.
ii) Il tormento della tomba. Una volta chiuso nella tomba e rimasto solo, il cadavere viene interrogato sulla sua fede da due angeli, Munkar e Nakr, e, se colto impreparato, sarà da loro tormentato fino al giorno del Giudizio finale. Per rispondere correttamente si usa suggerire al morente la professione di fede (”non vi è altro dio che Allah e Muhammad è il suo inviato”) ed evitare così il tormento; alla domanda che sorgerebbe spontanea, cioè “come fa un corpo morto a provare dolore?”, l’Islam risponde sostenendo che Dio ha lasciato in vita una particella del suo cuore appositamente per questo scopo.
iii) Interrogatorio degli angeli Mùnkar e Nakìr. Come già dicevamo, è questo un pilastro importante dell’escatologia islamica, poiché nel corpo umano ci sarebbe una piccola particella che continuerebbe a vivere anche dopo la morte e permetterebbe al cadavere di provare dolore se non risponde correttamente alle domande degli angeli. E – si badi bene – tale parte non è nell’anima, ma nel complesso corpo-anima poiché la teologia musulmana è molto concreta.
iv) La Bilancia. Su questa bilancia saranno pesate le azioni umane il giorno del Giudizio finale. Tale giorno sarà annunziato dall’angelo Serafiele con uno squillo di tromba, al quale i morti risorgeranno dalle tombe e si presenteranno al cospetto di Dio. Lì altri angeli scriveranno buone e cattive azioni compiute su alcuni fogli e li peseranno su questa bilancia, la cui esistenza è stata più volte messa in dubbio anche dagli stessi teologi islamici. Per chi dubita, si afferma il principio della balkafiya (da bi-la kayf “senza come”) il quale sostiene di accettare e ritenere vere tutte le disposizioni di fede, perché “il credente non fa domande: crede e basta”.
v) Il Ponte. Su questo ponte “più affilato di una spada e più sottile di un capello” passeranno gli uomini dopo la pesatura delle azioni sulla bilancia. I malvagi cadranno nell’abisso che si trova sotto il ponte, l’inferno mentre i buoni accederanno al paradiso. Anche questo è un concetto da accettare “senza come” (balkafiya).
vi) Il paradiso e l’inferno. Il Corano è molto plastico nel visualizzare le immagini del mondo ultraterreno; il paradiso è un “giardino” in cui ci sono “frutti meravigliosi” e “splendide fanciulle”, mentre l’inferno è un fuoco eterno, un terrificante abisso nero in cui sprofondano i rei. Ancora una volta, questa parte dell’escatologia è dominata dalla balkafiya.
Fonti:
Bausani A., L’islam, Garzanti
Filoramo G (a cura di), Islam, Laterza.

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