Dante e l'Islam: l'eroismo del Saladino

Nell'Inferno particolare attenzione viene destinata al Saladino.

La lettura del IV canto dell’Inferno ci pone dinanzi un altro grande personaggio della storia islamica: Salah al-Din, italianizzato in Saladino, il grande sultano d’Egitto e Siria morto il 4 marzo 1193 famoso per la sua liberalità.

 

Vidi quel Bruto che cacciò Tarquinio
Lucrezia, Julia, Marzia e Coniglia

E solo, in parte, vidi ‘l Saladino.

 

Dante ci presenta il Saladino isolato dagli altri eroi, filosofi, scienziati (nel IV canto dell’Inferno, il Limbo, sono presentate le anime dei non battezzati e gli “spiriti magni” di individui del calibro di  Cesare, Orazio, Ovidio, Lucano).  In mezzo a costoro, dunque, cosa ci fa il Saladino?

 

L’Altissimo Poeta ne apprezza le virtù: egli fu sultano d’Oriente che in breve tempo costruì un grande impero e fu uno dei primi “sultani” islamici; Salah ad-Din fu protagonista della celebre battaglia di Hittin (4 luglio 1187) in cui sbaragliò l’esercito franco, ben presto portandosi alla conquista di Gerusalemme.

 

Un atto particolarmente importante che gli dette chiara fama, Salah ad-Din lo compì proprio nell’occasione di entrare nella città santa; non vi fu un prevedibile massacro, ma il Saladino si accontentò di una somma di denaro (circa 30000 dinar). Egli potè quindi entrare vittorioso in città il 2 ottobre di quello stesso anno (1187); inoltre il sultano liberò migliaia di cristiani prigionieri, permettendo così la riunificazione di numerose famiglie. Tale magnanimità era rarissima nei suoi avversari e in genere nei comandanti di quell’epoca; questa dunque la motivazione della sua presenza nel poema dantesco.

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