Cacciaguida e il giudizio sull'Islam

Nel XV canto del Paradiso l'avo Cacciaguida giudica l'Islam.

In quella fantastica cornice del cielo di Marte, nel XV canto del Paradiso, a Dante si avvicina uno spirito molto particolare: il suo trisavolo Cacciaguida. Egli narra la sua storia, spiega al Poeta di esser stato battezzato nell’antico Battistero fiorentino, in piazza Duomo, e di aver seguito l’imperatore Corrado III – che lo nominò cavaliere - nella Seconda Crociata, dove trovò la morte da martire, ucciso combattendo contro gli infedeli.

Poi seguitai lo ’mperador Currado;

ed el mi cinse della sua milizia,

tanto per bene ovrar li venni in grado.

Dietro li andai incontro alla nequizia

Di quella legge che il popolo usurpa

Per colpa de’ pastor, vostra giustizia.

Quivi fu’ io da quella gente turpa

Disviluppato dal mondo fallace

Lo cui amor molt’anime deturpa;

e venni dal martiro a questa pace.

In questa parte finale del discorso di Cacciaguida, si nota un giudizio del crociato sull’Islam: egli, fatto cavaliere da Corrado III, andò incontro alla nequizia ossia alla gente iniqua (i musulmani) che usurpano la Terrasanta (il sepolcro del Cristo) per colpa dei papi corrotti e degeneri. E proprio dagli infedeli, Cacciaguida fu ucciso e giunse nella pace eterna del Paradiso. Ecco dunque la rappresenta-zione dell’ideologia crociata: i morti combattenti godono della felicità eterna.

Ancora una volta è inutile meravigliarsi del motivo di questo astio verso l’Islam: Cacciaguida è un crociato, non può avere una diversa visione della situazione. Dante ne esalta le grandi virtù di uomo e di eroe, morto per la salvaguardia della sua religione, in perfetta sintonia con la sua epoca.

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