
La seconda fase è pressappoco tra il 615 e il 619: è il periodo più difficile per il Profeta. Dal punto di vista familiare, perse gli affetti più cari, morirono la moglie Khadiga e lo zio Abu Talib; da quello religioso-militare comincia a stringere le prime alleanze, che prepareranno il terreno per l’egira, e riceve sure relative alla figura dei profeti e sul proprio ruolo.
La terza fase conclude il periodo meccano, andando tra il 619 e il 622, anno dell’egira. È la svolta per Muhammad: lasciò Mecca, ormai troppo ostile, giunse a Medina con parte della cui popolazione aveva stretto un’alleanza, e iniziò a convertire gran parte degli abitanti di Medina che deve proprio a lui questo nome (“la città del profeta” madinat an-nabi). Registriamo diversità tra il Corano meccano e medinese soprattutto in ambito linguistico.
Proprio a Medina, città in cui si concluse la rivelazione e con essa la vita del Profeta, la neonata comunità islamica gettò le basi per divenire una vera e propria società; infatti nei primi anni dopo l’egira, i musulmani dovettero affrontare tantissime battaglie contro i meccani e gli oppositori alla nuova religione, le quali convinsero gli islamici che occorreva combattere per affermare la propria supremazia. In questa ultima fase della rivelazione, furono dettate alcune sure importanti, come i bellissimi passaggi esoterici della Luce (24,35) e del Trono (2,255), oltre all’intera sura 2 (“la Vacca” al-baqara) la più lunga (286 versetti) e più importante dell’intero Libro. (continua)
Fonte cit. in precedenza

arabista83








