Genesi e composizione del Corano parte VII

Concludiamo la composizione coranica.

Ulteriore problema pregnante nell’analisi della lingua coranica è proprio il suo carattere sacrale: siccome il Corano si presta ad essere recitato o salmodiato dai musulmani, ogni credente che senta recitare i versetti del suo testo sacro è portato a restare colpito o affascinato dalla bellezza della propria lingua. Per questo tanti asceti e teologi musulmani disprezzano le traduzioni del Corano sostenendo che esso è intraducibile: l’unica strada per giungere al vero significato del Libro è la sola conoscenza dell’arabo. Oggi sembra – data l’esistenza di traduzioni del testo sacro in quasi tutte le lingue – che questa visione sia un po’ allentata.

L’inimitabilità del Corano

Ultimo problema che ci resta da esaminare per concludere la prima parte dell’esame coranico è l’inimitabilità del Libro.

Essa è esposta in due punti: in 17,88 si sostiene che è impossibile riprodurre il Corano, nemmeno uomini e demoni potrebbero riuscirci, mentre 10,38 si limita a ribadire che nessun uomo può “produrre una sura simile a questa”. Il pioniere di questo tipo di studi è il giudice Abu Bakr al-Baqillani (morto nel 1013), che condusse una attenta analisi di stampo ash‘arita sull’esegesi del Libro.

Secondo Baqillani il Corano è da considerare non dal punto di vista poetico, ma dal punto di vista artistico; essendo un testo scritto su ispirazione divina è ponibile sullo stesso piano di Dio, quindi proprio perciò il valore del testo non sarebbe riproducibi- le; interpreti ed esegeti contemporanei, come l’egiziano Kamil Husayn, sostengono che la vera inimitabilità del Corano sta nel fatto che esso è un testo-guida per l’uomo, scandaglia nel profondo del suo animo. Accanto a ciò, esiste anche un’inimitabilità letteraria, poiché lo stile del testo è talmente potente da non essere riscrivibile.

Addirittura è stato affermato che nel Corano ci sono delle previsioni del futuro; ad esempio in 105,4 le “pietre indurite”che Dio avrebbe lanciato per disperdere un esercito di nemici sono state interpretate come un accenno ai microbi e alle epidemie che avrebbero potuto colpire l’Arabia. (FINE)

Fonte cit. negli altri articoli

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