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I pilastri dell'Islam: l'elemosina rituale parte III

Continuiamo l'analisi dell'elemosina.

Dunque, abbiamo otto categorie enunciate dal Libro: i poveri ed i miseri costituiscono la stessa categoria, anche se il “povero” (faqir) è propriamente colui il quale non ha i mezzi per provvedere ai fabbisogni propri e della sua famiglia, mentre il “misero” (miskin) è colui il quale si trova in situazioni di assoluta indigenza. “coloro che sono incaricati di raccogliere” la zakat (al-‘amilun ‘alayha) sono gli esattori che la comunità provvede a stipendiare con parte degli introiti: la giurisprudenza sostiene che questi esattori devono comportarsi in modo fermo, e non devono vessare eccessivamente i fedeli anche se per convincere i riottosi al pagamento possono usare ogni mezzo.

Sicuramente particolare è la fazione di “quelli di cui si deve conciliare il cuore” costituita dai neoconvertiti, o dalle persone vicine alla conversione definitiva all’islam che necessitano di un ulteriore convincimento; attualmente tale categoria è identificata nei mass media che collaborano alla diffusione dell’islam. La riscossione degli schiavi – siccome la schiavitù è considerata abietta – viene vista come massima onorificenza, perciò parte della zakat si destina a questo scopo; i debitori sono coloro che hanno contratto debiti solo per scopi leciti (mantenimento della propria famiglia ad esempio); la causa di Dio (fi sabil Allah) è data dalle spese per il gihad ossia lo “sforzo” (e non la guerra santa) compiuto dai fedeli sacrificando se stessi per l’islam.

Fonte cit.

Genius Stat

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