
A questo importante pilastro è dedicato un intero mese, il nono del calendario islamico, ovvero il famoso Ramadan – lo shahr karim o mubarak il mese nobile o benedetto – nel quale è d’obbligo per ogni credente l’astensione dal cibo, dall’acqua e dai rapporti sessuali a partire dall’alba e fino al tramonto.
La tradizione vuole che il digiuno sia stato prescritto in un lunedì del mese di Sha‘ban, anno secondo dell’egira (624), dice il Corano: “o voi che credete! V’è prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che credevano prima di voi, nella speranza che possiate divenir timorati di Dio” (2,183); lo stesso termine sawm deriva da una radice che significa “astenersi”. Il digiuno dunque va effettuato obbligatoriamente nel sacro mese di Ramadan, ed i meriti che possiede dalla tradizione sono numerosi: innanzitutto favorisce l’unione fra i credenti (che si ritrovano in moschea per pregare), purifica l’organismo e rende più disciplinati i credenti stessi, siccome è una prescrizione molto rigida che non deve essere assolutamente trasgredita.
Ramadan è il più importante fra i mesi sacri dell’islam: infatti è in esso che venne rivelato il Corano, perciò i musulmani sentono particolarmente questo quarto pilastro; quindi la lettura del testo sacro è intensificata nel corso di tale periodo (poiché la presenza divina è più tangibile). Importante precetto è il cosiddetto tarawih ossia il riunirsi di notte in moschea per recitare una preghiera di venti rak‘at e leggere un trentesimo del Corano, sicchè al termine del mese il Libro è letto nella sua interezza. Esiste anche il ritiro spirituale (i‘tikaf) ossia il ritirarsi in una moschea (per le donne vanno bene pure le mura domestiche) e compiere opere di devozione e elemosina.
Fonte: Filoramo (a cura di), Islam, Laterza Roma 2002.

arabista83









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