I pilastri dell'Islam: il digiuno parte II

Penultima parte dell'analisi del digiuno islamico (sawm).

Centrale nella giurisprudenza islamica è l’esatta determinazione dell’inizio del digiuno: per i musulmani, infatti, il tempo non è una quantità aritmeticamente misurabile – come invece lo intendiamo noi – e quindi risulta impossibile determinare aritmeticamente il primo giorno del Ramadan, anche perché “in verità Dio è il tempo” (inna Allah huwa ad-dahr) disse il Profeta, quindi i momenti temporali non sono prevedibili, ma derivano dalla volontà divina; non appena dunque inizia il ventinovesimo giorno del mese di Sha‘ban, i musulmani alzano gli occhi al cielo per cercare i segni della nuova lunazione, e se un testimone dichiara di averla vista, si proclama ufficialmente l’inizio del mese di Ramadan e quindi del digiuno (in caso contrario si rimanda al giorno successivo).

Le prescrizioni coraniche sono piuttosto rigide: è obbligatorio astenersi da ogni forma di cibo, bevanda e atti sessuali dall’alba al tramonto; il Profeta ha poi disposto un pasto frugale chiamato suhur prima del sorgere del sole e la vera rottura del digiuno (iftar) nell’esatto istante del tramonto. La rigidezza della prescrizione è intesa anche nel senso che non è solo vietato mangiare, ma anche aspirare profumi, toccare alimenti (pur senza mangiarli) e persino inghiottire un’eccessiva quantità di saliva è considerato vietato.

Fonte cit.

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Pubblicato il 3 marzo 2006 in: Legge islamica (sharia)

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