Morti e martiri

Quando leggiamo un giornale arabo, si può rimanere colpiti da un particolare: i morti musulmani in attacchi non sono mai chiamati "morti" ma "martiri".

Titola Al-Quds Al-Arabi, importante quotidiano arabo (il cui nome significa Gerusalemme Araba) stampato a Londra:

TIS’A SHUHADA’ FIL-ARADY AL-FILSTINIYA WAST DA’AWAT LIL-ISTI’DAD LI-GIAWLA GIADIDA MIN AL-MUWAGIHA MA’A AL-IHTILAL

Cioé:

NOVE MARTIRI NEI TERRITORI PALESTINESI AL CENTRO DI MANIFESTAZIONI PER DISPORRE UNA NUOVA RIPRESA DELLE OSTILITA’ CONTRO GLI OCCUPANTI

Al di sopra è scritto: HAMAS TUTALIB ‘ABBAS BI-WAQF LIQA’ATIHI MA’A “AL’ADUW AS-SIHIUNY” ovvero “Hamas chiede ad Abbas di fermare i suoi incontri col “nemico sionista”.

Vedete che è usato il termine arabo shahid al plurale shuhada’ per indicare i morti; ma tale parola non significa “morto” (maiit è morto, dal verbo mata) ma “martire”.

Ciò risulta saliente perchè i nostri giornali mai usano la parola “martire” ma sempre e soltanto “morto”; questa è dunque una differenza molto importante.

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