
Le donne arabe hanno nomi che - alla pari dei maschi - posseggono un loro significato proprio.
Una buona parte dei nomi femminili si desumono da quelli maschili - come avviene anche in italiano: per esempio nel nostro idioma basta aggiungere una “a” finale ed è fatto il nome di donna. Così “Francesco” diventa “Francesca”, “Paolo” “Paola”, “Alberto” “Alberta”, eccetera. Abbiamo anche nomi solo femminili, come “Anna” che non diventa “Anno” o “Veronica” che non ha un corrispettivo “Veronico”, oppure solo maschili come “Davide” (non esiste un corrispettivo “Davida”)
In arabo è praticamente lo stesso: da “Rashid” si ottiene “Rashida”, da “Amin” “Amina” (nome assai importante, era la mamma del Profeta), da “Sa’id” “Sa’ida”, “Halim” “Halima” (balia del Profeta) col significato identico al maschile. Se Kabir è “grande” anche Kabira “grande” (ma in italiano non c’è differenza tra grande al m. e al f., in arabo si).
Alcuni nomi tipicamente femminili (senza corrispettivo maschile) sono:
Layla “notte”
Nura/Nur “Luce”
Fatima (nome importantissimo è la figlia del Profeta) deriva da una radice che significa “svezzare”
Maryam “Maria” (cfr. Miriam)
‘Aysha “vita” (ultima moglie del Profeta)
Hind “India”
Huda (nome proprio non traducibile, Hud è un profeta non biblico citato nel Corano)
e come segnalato dal lettore Paolo, siham cioè “freccia” (non di guerra ma del cuore).
Non hanno corrispettivo femminile invece i nomi preceduti da ‘Abd.

arabista83









priscilla boccomini
24 Nov 2008 - 11:31 - #1ciao a tutti
ily
08 Sep 2010 - 14:30 - #2ma leyla
è bello come nome perche voglio chiamare la figlia leyla