
Il verbo arabo a differenza di quello italiano non ha le stesse difficoltà e lo stesso spropositato numero di modi e tempi che talvolta neanche gli italiani sanno utilizzare o che non si utilizzano più.
Ogni verbo in arabo possiede:
Un modo PASSATO (ar. mady “passato”) che corrisponde al PASSATO PROSSIMO e REMOTO italiano. Es.: kataba “scrisse” o “ha scritto” (talvolta è anche presente storico).
Un modo NON PASSATO (ar. mudari’) che possiede tre tempi:
NON PASSATO INDICATIVO corrispondente al PRESENTE italiano es. yaktubu “scrive”
NON PASSATO CONGIUNTIVO retto da preposizioni, ha svariate funzioni e corrisponde anche al congiuntivo italiano Es. an yaktuba “che egli scriva”
NON PASSATO APOCOPATO o CONDIZIONALE che non ha equivalenti in italiano e viene usato in circostanze particolari.
Un modo IMPERATIVO (al-amr) equivalente al nostro imperativo. Es. uktub! Scrivi!
Due participi, entrambi sostantivabili:
uno ATTIVO (ism al-fa’il) uguale al nostro participio presente ma anche con funzioni di sostantivo Es. katib è “lo scrivente” ma soprattutto “lo scrittore” (in quest’ultima funzione ha ovviamente un plurale)
uno PASSIVO (ism al-maf’ul) uguale al nostro part. passato ma anche con funzione di sostantivo Es. maktub è lo “scritto” (una lettera) o nel senso verbale (part. pass. di scrivere).
Un nome verbale (masdar) ossia un infinito sostantivabile: kitaba è sia l’atto di scrivere sia la “scrittura” in senso proprio.

arabista83








