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Le (tante) difficoltà dell'arabo: i Plurali

Perchè l'arabo è una lingua difficile per gli italiani? Ovvio, per la scrittura diversa. Ma non solo...

Quando si dice a qualcuno “tu parli arabo” si intende che dice cose incomprensibili. Perchè in effetti ascoltare qualcuno mentre parla in questa lingua vuol dire perdersi tra aspirate, gutturali, e suoni difficilmente spiegabili a chi non la conosce.

Ma in effetti perchè l’arabo è difficile? Appare normale identificare queste difficoltà nella diversa scrittura e nella diversa morfologia della lingua. Ma l’alfabeto ahinoi non è che UNO degli ostacoli, forse nemmeno il più complesso; dopo qualche mese lo si padroneggia (quasi) senza problemi studiandolo quotidianamente.

Il problema è la grammatica. Poichè la struttura linguistica araba è assai diversa dalla nostra e questo crea problemi, sia di traduzione sia di interpretazione dei testi arabi; oggi parliamo dei PLURALI di nomi e aggettivi.

Essi non sono ottenibili come nelle lingue neolatine solo cambiando la terminazione della parola singolare (es. casa/case, lieu/lieux/, casa/casas); se i sostantivi e aggettivi di genere femminile hanno un plurale (quasi) sempre regolare e pure alcuni participi e nomi maschili, la maggioranza di nomi e aggettivi maschili hanno un plurale irregolare (ar. taksir “fratto” dal verbo kassara “rompere/frazionare”).

Il plurale fratto modifica il nome con l’aggiunta di vocali o consonanti oppure cambiandolo totalmente; non esiste una regola fissa, ogni nome ha il suo e il dizionario riporta proprio perciò entrambi.

Qualche esempio: madrasa/madaris (scuola/e), tifl/atfal (bambino/i), imra’a/nisa’ (donna/e), kitab/kutub (libro/i), ‘ayn/’uyun (occhio/i), giarida/giara’id (giornale/i).

Occorre imparare i plurali fratti purtroppo par coeur, a memoria.