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Zaha Hadid

Zaha Hadid è una delle archistar più innovative e chiacchierate dell’ultimo ventennio, media di ogni genere, oltre alla stampa di settore, le trbutano il giusto onore, osservando con curiosità e[...]

Zaha Hadid

Zaha Hadid è una delle archistar più innovative e chiacchierate dell’ultimo ventennio, media di ogni genere, oltre alla stampa di settore, le trbutano il giusto onore, osservando con curiosità e stupore le sue prossime (molte) mosse.

Arrivata a Londra (per non andarsene più) negli anni 70, la giovane Zaha Hadid, studentessa di origini irachene, apre un nuovo capitolo nell’estetica contemporanea, dall’architettura tout court al disegno industriale, caratterizzandosi per “i suoi tratti organici da calligrafo arabo, la sua passione per l’astrattismo, il suo carattere forte, la sua determinazione” (Taissa Buescu).

Il genio decostruttivista di Hadid non nasce esclusivamente dal suo senso estetico bensì muove dagli studi di matematica e logica svolti a Beirut e dal successivo incontro con il melting pot londinese dell Architectural Association School of Architecture, dove Hadid segue le lezioni di Rem Koolhas, Alvin Boyarsky, Elia Zenghelis.

L’intuizione, oltre alla consistente preparazione, fa di Zaha Hadid la geniale interprete di un nuovo modo di pensare gli spazi. L’analisi preparatoria delle funzionalità e l’amore, quasi integralista, nei confronti del cemento (venerato perchè plasmabile e polifunzionale) completano la sua visione della progettazione.

Figlia dell’astrattismo, l’architettura di Hadid si frammenta, si “decompone” per raggiungere un livello di fluidità maggiore, una continuità nelle forme che stupisce per funzionalità e bellezza. La nostra, negli anni, ha inoltre operato per “frammentare” anche tutte le regole dell’architettura e del disegno industriale.

Famosa per i suoi disegni a mano agli esordi della professione, quasi delle opere pittoriche (oggi in mostra a New York), Hadid ha inteso la poiesi del progetto innanzitutto come atto estetico, decisamente non improvvisato, e analisi funzionale. Oggi si dichiara interessante alle nuove (e nuovissime) tecnologie informatiche che le rendendono possibile la realizzazione di progetti di dimensioni incredibili, con materiali innovativi e di sua ideazione.

Tra i suoi progetti più interessanti spiccano il Phaeno Science Center in Germania, il BMW Central Building a Lipsia (Germania), il Bergisel Ski Jump a Innsbruck (Austria), l’Hotel Puerta America a Madrid (Spagna), l’Ordrupgaad Museum di Copenhagen (Danimarca), il Chanel Contemporary Art Container itinerante fra Parigi e Honk Kong e il flagship store di Neil Barrett a Tokyo (Giappone).

La mia carissima amica Alessandra Galatioto, dottoranda in Architettura all’Università di Palermo, mi fa notare che Zaha Hadid è stata la prima donna ad essere insignita del prestigioso Premio Pritzker. Unico rammarico, non avere ancora una delle sue opere in Gran Bretagna, dove Hadid vive già da trent’anni.

CONTRIBUTI ESTERNI:

QUI il blog di Zaha Hadid.

QUI la biografia di Zaha Hadid a cura di archimagazine.com.

QUI un articolo su Zaha Hadid in merito alla sua vittoria del Premio Pritzker dall’edizione online del Corriere della Sera.

“Zaha, l’ architettura è un’ emozione” dall’edizione onlinde di Repubblica.

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