Dune di David Lynch (1984)

Laddove anche Alejandro Jodorwsky aveva naufragato è riuscito invece il giovane David Lynch, che scelto dal produttore Dino De Laurentis e avvalendosi di un lungo periodo preparatorio per costumi,[...]

Dune di David Lynch

Laddove anche Alejandro Jodorwsky aveva naufragato è riuscito invece il giovane David Lynch, che scelto dal produttore Dino De Laurentis e avvalendosi di un lungo periodo preparatorio per costumi, scenografie ed effetti speciali, ha potuto portare sul grande schermo (prima di altri e più modesti progetti televisivi) il romanzo di culto Dune di Frank Herbert.

Nonostante non abbia avuto il successo commerciale e di critica sperato il film è ricco di suggestioni e ci mostra ancora una volta il perfezionismo tecnico associato alla ormai proverbiale carica immaginifica del maestro David Lynch.

Allontanandosi dal sottotesto politico (forse l’unico appunto che si può fare alla riduzione di Lynch) del romanzo di Herbert la pellicola risolve molte complicazioni narrative con soluzioni particolari e spesso iconiche, basti pensare ai lunghi monologhi interiori dei protagonisti, che nella pellicola trovano voce negli intermezzi fra i dialoghi, aumentando la suspense e introducendo ancora più a fondo lo spettatore nelle psicologie dei protagonisti, con particolare riferimento alla formazione di Paul Atreides (Kyle McLachlan) fra i Fremen sul pianeta Arrakis (il ventoso e desolato Dune del titolo).

Se Jodorowsky avrebbe voluto nientemeno che Salvador Dalì nel ruolo dell’imperatore Lynch decide di percorrere molto più a fondo l’istanza surrealista aprendo, di tanto in tanto, a sequenze oniriche e soffuse come il momento in cui si assiste alla genesi dei vermi di Arrakis in una sorta di riproposizione del concepimento uterino o ancora le molte simbologie che richiamano la cultura egizia (la mano, le ali, l’acqua come simbolo femminile sistematicamente violato, la narrazione per immagini).

Lynch altresì gioca con il materiale culturale (sia esso classico piuttosto che contemporaneo) a sua disposizione, utilizzandolo trasversalmente, è così che la Reverenda Madre Bene Gesserit ricorda un dipinto del seicento, gli scudi utilizzati dai personaggi della casa Atreides richiamano nello stesso momento il cubismo e l’estetica dei fumetti e dei cartoon.

Non manca il riferimento all’organico e al putrescente tipico dell’estetica lynchiana (ricordiamo che la sua prova precedente è stata il capolavoro The Elephant Man) dalle orribili piaghe di Vladimir Harkonnen alle orribili prove che la Reverenda Madre Bene Gesserit riserva a Paul e a sua madre Jessica o ancora le enormi fauci dei vermi di Arrakis.

In definitiva una pellicola essenziale per comprendere le istanze del cinema di David Lynch e l’influenza sulla cultura popolare di una saga complessa e ricca di suggestioni come quella di Herbert.

TRAILER ORIGINALE:

CONTRIBUTI ESTERNI:

QUI un intervento dedicato a Dune dall’archivio online de La Repubblica.

Dune di Jodorowsky storia di un film mai nato dall’archivio online de La Repubblica.

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