
Esce in DVD senza mai essere arrivato nelle sale italiane (ulteriore segnale dell’ottusaggine intellettuale della nostra distribuzione) il film del coreano Joon-ho Bong (Memories of a Murder) The Host.
Il film è passato per il glorioso Far East Festival di Udine (uno dei pochissimi festival con un progetto culturale definito e altamente divulgativo) nel 2007 con una capatina anche a Cannes nel 2006.
Sebbene la trama sia la tipica del monster movie più classico, The Host è una pellicola ben lontana dalla visione USA-centrica del genere, anzi mette in scena una vera e proprio “violenza culturale” sin dall’incipit, dove uno scienziato americano innervosito dalla polvere accumulatasi sulle molte bottiglie di pericolosa formaldeide del suo laboratorio, costringe il suo assistente coreano a svuotarle nello scarico comune che porta al grande fiume Han. Questa vera e propria «insensatezza made in Usa» (Rolling Stone) provocherà la nascita del lucertolone che anni dopo trasformerà la città nel suo banchetto.
Già dai toni cangianti e spesso dissonanti della recitazione ci accorgiamo che gli intenti non sono esattamente mirati allo stupore degli effetti speciali o all’azione; si passa dalla commedia al dramma con apparente disarmonia (giocoforza il commento musicale) e la messa in scena della famiglia Park è una evidente e dolorosa metafora della divisione del popolo coreano.
L’inettitudine sembra inizialmente legare i tre fratelli Park, Gang-Du il buffo padre della piccola scomparsa Hyun-seo, Nan-Joo la zia arciere in combutta col tempo e Nam-Joo l’intellettuale democratico pronto ad abbracciare il pragmatismo più produttivo pur di salvare la propria nipotina. Su di loro, a suggellaree la sacralità del legame fraterno, c’è il padre Hie-bong, maschera tragicamente moderna del minimalismo morale tipico della società contemporanea (proprietà privata, tentativi di goffa corruzione, disinteresse e accettazioni in merito alle decisioni del proprio governo).
Una società anestetizzata dal mezzo televisivo che lascivo si insinua in ogni situazione, mascherando (ancora una volta) l’inettitudine del governo, subordinato alle decisioni, seppur scellerate e vaneggianti, delle forze armate statunitensi.
Niente lucertoloni post-Godzilla (siamo in Corea del Sud non in Giappone, perdinci!), e come è facile dedurre, l’inventiva di J.J. Abrams in Cloverfield si è molto nutrita del gamberone gigante di The Host, figlio della supremazia intellettuale imposta, tragico effetto (riedito per il grande schermo) della rassegnazione di un popolo millenario.
TRAILER ORIGINALE:
CONTRIBUTI ESTERNI:
QUI la recensione del film da cineblog.it
QUI una recensione dal cineblog Memorie di un giovane cinefilo.
QUI una recensione dalla nostra guida Cinema Horror.

Salvatore Piombino








