
Fuoco cammina con me è un oggetto cinematografico caotico che tende alla perfezione. Molti dettagli paratestuali risultano dissonanti: l’uscita del film dopo un anno e più dalla fine della serie I segreti di Twin Peaks (di cui è il prequel o forse sarebbe meglio dire… sequel?), i tagli dovuti a una maggiore commercializzazione della pellicola, la riluttanza di Kyle McLachlan e Lara Flynn Boyle a partecipare al progetto, ma questo non ha impedito alla pellicola di ottenere il consenso che merita, rivalutata prima dai catecumeni della serie (affamati come cannibali di ogni fotogramma presente o assente dalla versione finale), poi dagli amanti del cinema di David Lynch.
Tanto più che il maestro non ha lesinato scelte stilistiche di rara eleganza, riferimenti a più di un universo socio-culturale (dalla rappresentazione straniata della middle-class, alla realtà giovanile passando per il crimine) e il suo ormai rinomato gioco con i generi, utile alla costruzione di un immaginario ready-made che sorge dalle ceneri della cultura pop.
Molte letture sono state fatte e molto si è scritto (da Cannes in poi) sulla pellicola, dal post-femminismo della “martire” Laura, alle scelte formali di Lynch (con analisi pedissequa e perciò inutile della sequenza della morte di Laura nel vagone del treno), passando per la discussione sulla risoluzione degli eventi, giudicata troppo “salvifica” rispetto al finale con cliffhanger della serie.
Convinto che la metafora sociale della produzione fosse già chiara e perfettamente comprensibile già nella serie, preferisco una lettura di Fuoco cammina con me, che focalizza maggiormente l’attenzione sull’interno familiare, sui volti piagati di Ray Wise e Grace Zabriskie come genitori di Laura, il suono delle stoviglie sul tavolo, la pressione delle pareti della sala da pranzo, oppressive sin dal colore della tappezzeria, le urla e l’illuminazione della scala che porta alla zona notte. Ma potrebbe solo trattarsi di feticismo.
Credo che sia necessario spostare (ancora una volta) l’attenzione dalla cornucopia pulp (dall’orgia a casa di Jacques fino al tragico finale), dallo squarcio del “velo di Maya” (comprensibile ma non essenziale) per godere di una visione affine al puntinismo, d’insieme, che dia originali e diverse suggestioni in ogni spettatore.
Trailer originale:
CONTRIBUTI ESTERNI:
QUI un rapido parere dal blog Memorie di un giovane cinefilo.

Salvatore Piombino








