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Schegge di Londra Avantpop

«Londra è un paradiso per il collezionista e la superficie di questo Eden delle cose vecchie e rare si estende a perdita d’occhio». Queste le parole di Giorgio Porro in riferimento alla realtà[...]

Londra

«Londra è un paradiso per il collezionista e la superficie di questo Eden delle cose vecchie e rare si estende a perdita d’occhio». Queste le parole di Giorgio Porro in riferimento alla realtà materiale, ormai deliziosamente fusa con quella umana, di Londra e noi, catecumeni avantpop e archeologi della commistione, non possiamo che convenirne.

Bisogna attraversare con lo sguardo le sue strade, i vicoli e le piazze per comprendere il fascino sdrucito, dandy e postmoderno della capitale del Regno Unito. Una realtà cosmopolita in un cui il mescolarsi di generi, tribù culturali e realtà non è mai discriminante ma pulsa di un folle equilibrio di colori, forme, modi di vivere, snobismo e funny times.

Il cuore della Londra avantpop è costituito dai ventricoli Piccadilly Circus/ Soho/ London Chinatown in cui la plastica e le insegne luminescenti convivono con l’odore acre degli enormi volatili arrosto esposti in serigrafia pop nelle vetrine delle rosticcerie cinesi. Un quartiere in cui il sottobosco variopinto incontra fiumane di turisti, adepti del clubbing, barboni che sbandierano riviste e prostitute in completini di lurex.

Urla, clacson, musica dalle radioline a transistor si mescolano alle sirene della polizia e al rombo delle limousine cariche di giovani naiadi pronte a dispensare baci fuori dai finestrini mentre ciarpame multicolore va in suppurazione sulla strada dalle vetrine surriscaldate dei negozi di souvenir.

Ma ecco Soho, centro della cultura di genere della città, dove librerie a tema espongono divise in leather e libri fuori formato di Tom of Finland e Terry Richardson, dove i caffè notturni ospitano teutoniche valchirie in amore e i sex shop sono i luoghi più tranquilli e silenziosi dove trascorrere del tempo.

Lasciarsi condurre dai tentacoli di plastica e mattoni della città è l’unico modo per conoscerla a fondo, provate a far esplodere il Big Ben e Westmister Abbey per raggiungere The Strand, già amata da Charles Dickens e Thomas Carlyle e oggi luogo spigoloso e business della Londra a lavoro, o ancora visitate Camden Town e il suo mercato per tribù: vintage e retrò, goth, dark, cyberpunk, indie, viaggiatori della nuova era, hippies, e tutte le commistioni del caso. Un luogo ecumenico, in cui la verve punk degli anni 70/80 si è diluita in una cornucopia ponderata del consumismo, opacizzata da una crosta turistica ma ancora in grado di sorprendere e stupire.

«I love London» recitano le t-shirt e le felpe cheap del merchandising più becero della città, ma chi potrebbe contraddirne la veridicità?

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